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Politica 4 min di lettura2 giorni fa

Hormuz, il braccio di ferro tra Trump e Teheran entra nella fase decisiva

Washington respinge il piano iraniano per riaprire lo Stretto in sette giorni, mentre crescono le minacce militari e la tensione regionale

La crisi attorno allo Stretto di Hormuz resta senza una via d’uscita: Teheran insiste sulle proprie condizioni, Washington ha bocciato il piano negoziale iraniano e nella notte sono state segnalate esplosioni nei pressi dell’isola di Qeshm. Intanto, il confronto si allarga con nuove minacce contro le navi statunitensi e ripercussioni anche sull’Arabia Saudita.


Teheran non cambia linea su Hormuz

Il progetto discusso attraverso mediatori prevedeva la sospensione dei combattimenti e la riapertura dello Stretto entro sette giorni. In cambio, l’Iran chiedeva la fine del blocco militare americano sui porti, lo scongelamento di alcuni beni e la cancellazione delle sanzioni sulle esportazioni petrolifere.

Donald Trump ha confermato di aver respinto l’offerta dopo ore di contatti indiretti con Teheran, i primi dopo il fallimento di un’intesa analoga raggiunta a giugno. «Hanno presentato una proposta, io l'ho rifiutata», ha detto il presidente americano, che ha inoltre diffuso una mappa ribattezzando lo Stretto come “Stretto di Trump”.

Abbas Araghchi, ministro degli Esteri iraniano, ha spiegato che dagli Stati Uniti è arrivato soltanto un primo segnale, ma non una replica definitiva trasmessa dai mediatori. «Solo una soluzione negoziata può farci uscire da questo stallo», ha dichiarato, ribadendo che Teheran non intende modificare i requisiti fissati per la riapertura della rotta strategica.


Esplosioni e minacce sul mare

Nelle ore notturne sono stati segnalati boati vicino a Qeshm, nel settore meridionale dell’Iran. L’agenzia irachena Naya News Agency, vicina all’area iraniana e citata da Ynet, ha riferito dell’episodio senza fornire una spiegazione sull’origine delle esplosioni.

La marina iraniana ha alzato il livello delle dichiarazioni. Un responsabile politico delle forze navali, citato da Al-Jazeera, ha avvertito che in caso di un nuovo conflitto i cacciatorpediniere americani potrebbero essere colpiti anche nell’Oceano Indiano. Lo stesso ufficiale ha contestato inoltre la versione secondo cui decine di petroliere attraverserebbero ogni giorno Hormuz.

Sul fronte economico, il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha rivendicato l’effetto delle pressioni esercitate dall’amministrazione Trump sui governi stranieri. Secondo Bessent, emissari statunitensi sono stati inviati in diversi Paesi per promuovere misure contro Teheran; tra gli esempi citati figurano la sospensione dei voli di Mahan Air da parte di Turchia e Oman e restrizioni rivolte a banche e compagnie aeree iraniane.


Gaza e Cisgiordania, il fronte si allarga

Nella Striscia di Gaza continuano gli attacchi dei droni israeliani. Nel campo profughi di Nuserait è stata segnalata una vittima, insieme a diversi feriti. Il quadro politico israeliano resta intanto attraversato da posizioni sempre più dure sui territori palestinesi.

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Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze e leader di Sionismo Religioso, ha chiesto un’operazione militare in Cisgiordania sul modello di quella condotta a Gaza. In un podcast rilanciato da Ynet, ha rinnovato anche la richiesta di sciogliere l’Autorità Palestinese e ha sostenuto l’annessione del sud del Libano e delle aree di Gaza controllate dall’IDF.

«Mi piacerebbe moltissimo annettere almeno fino alla Linea Gialla a Gaza e fino al [fiume] Litani in Libano», ha affermato Smotrich. Il ministro ha motivato la sua posizione sostenendo che, se un conflitto si conclude lungo le stesse linee da cui è iniziato, il nemico potrebbe tornare ad attaccare.


Le ricostruzioni sul 7 ottobre

Secondo Channel 13, che ha esaminato i verbali di alcune riunioni governative, nei giorni precedenti al 7 ottobre Benjamin Netanyahu avrebbe ordinato di evitare un’escalation a Gaza. The Atlantic ha invece riferito che il premier sarebbe stato informato dai vertici dell’intelligence egiziana dei movimenti di Hamas.

Le ricostruzioni citate dal Times of Israel aggiungono che Israele avrebbe cercato di mantenere attivo il canale di comunicazione con Hamas e di non compromettere il percorso di normalizzazione dei rapporti con l’Arabia Saudita. A Riad, intanto, le scuole resteranno in didattica a distanza per una settimana nel mezzo dell’intensificazione degli attacchi degli Houthi yemeniti contro il regno: le famiglie sono state avvisate via email, senza una motivazione dettagliata nel messaggio.


Il nuovo vertice iraniano sotto protezione

Mohsen al-Haidari, membro dell’Assemblea degli esperti iraniana, ha raccontato ad Al-Araby che Mojtaba Khamenei sarebbe rimasto ferito nel bombardamento americano dell’edificio legato alla Guida suprema Ali Khamenei. Secondo il suo resoconto, il futuro leader sarebbe stato trasferito dopo il bombardamento di tre ospedali di Teheran, in uno dei quali si trovava prima di essere estratto dalle macerie.

Al-Haidari ha inoltre fornito dettagli sull’elezione di Mojtaba Khamenei alla carica di Guida suprema. Il voto segreto avrebbe assegnato 50 preferenze su 59 al figlio di Ali Khamenei, contro le otto raccolte dallo sceicco Al-A’rafi; un membro si sarebbe astenuto.

Il religioso ha negato consultazioni preventive tra l’Assemblea degli esperti e i Guardiani della rivoluzione o altri organismi. Ha spiegato infine che, per ragioni di sicurezza, non si è ancora svolto un incontro collegiale tra la nuova Guida e il Consiglio degli esperti: i contatti, secondo la stessa ricostruzione, avverrebbero in forma riservata e individuale.

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