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Politica 1 min di lettura3 giorni fa

Gori avverte il Pd: su Kiev la linea rossa è il M5s

L’eurodeputato dem respinge lo stop agli aiuti militari all’Ucraina e chiede che il dialogo con Conte non cancelli i principi del partito.

Il confronto con il Movimento 5 Stelle può proseguire, ma per Giorgio Gori esistono temi sui quali il Partito democratico non deve arretrare. Tra questi c’è il sostegno all’Ucraina, considerato dall’europarlamentare dem una scelta non sottoponibile a trattativa.


Kiev resta il punto più delicato

Intervenuto all’assemblea dei riformisti a Prato, Gori ha giudicato irricevibili alcune delle proposte avanzate dal M5s. Tra queste ha indicato la richiesta di interrompere l’invio di armi a Kiev, ribadendo che per il Pd questa posizione “non è trattabile”.

L’esponente democratico ha inoltre ridimensionato il peso delle condizioni poste da Giuseppe Conte, anche quando vengono definite non negoziabili. A suo giudizio, il Pd non può accettare una posizione subordinata rispetto a una forza politica che dispone della metà dei suoi voti.

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L’unità non supera i valori

Il tema del rapporto con il M5s si intreccia con una riflessione più ampia sull’identità del partito. Gori ha sostenuto che la ricerca di una posizione comune resta importante, ma non può trasformarsi nella rinuncia ai principi del Pd.

Nel suo intervento ha richiamato anche la legge contro l’antisemitismo, collegandola alla necessità di difendere i valori del partito nel confronto politico. “L’unità va bene ma non a ogni costo”, ha affermato, indicando proprio la tutela di quei valori come il limite da non oltrepassare.

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