Gasolio russo, l’allarme di Meloni: «Rischi troppo chiari
La presidente del Consiglio contesta l’intesa annunciata da Donald Trump e mette in guardia sulle conseguenze per sanzioni e guerra in Ucraina.
Per Giorgia Meloni l’accordo sul gasolio russo rischia di offrire a Mosca una legittimazione politica proprio mentre prosegue l’offensiva contro l’Ucraina. La presidente del Consiglio segnala inoltre la possibilità di nuove risorse economiche per il Cremlino e di un indebolimento della pressione esercitata finora attraverso le sanzioni.
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I rischi superano i possibili vantaggi
Nel giudizio espresso da Meloni, l’intesa potrebbe contraddire la linea seguita dagli Stati occidentali, compresi gli Stati Uniti, per spingere Vladimir Putin verso un negoziato. «Una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine» è una delle conseguenze indicate dalla premier durante il suo intervento.
La presidente del Consiglio considera problematico anche l’effetto finanziario dell’operazione: eventuali maggiori entrate per la Russia potrebbero contribuire al sostegno dello sforzo bellico. A ciò si aggiungerebbe, secondo la sua valutazione, un messaggio meno incisivo sul fronte delle misure punitive.
Il nodo resta il prezzo dei carburanti
Meloni mette in dubbio che l’intesa possa produrre benefici concreti per gli automobilisti. La crescita dei prezzi alla pompa, ha spiegato, sarebbe legata soprattutto alla guerra in Iran e non agli scontri in Ucraina.
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Da qui nasce la distanza tra il possibile risultato dell’accordo e i suoi costi politici. «Il risultato di questa scelta è dubbio», ha affermato la presidente del Consiglio, sottolineando invece che le conseguenze negative appaiono più facilmente individuabili.
L’avvertimento al Senato
La posizione è stata illustrata nelle comunicazioni rese al Senato in preparazione del Consiglio europeo. Meloni ha definito l’intesa annunciata venerdì scorso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump «una scelta che considero molto rischiosa».
Nel suo intervento, la premier ha quindi collegato la questione energetica alla strategia internazionale sulla guerra. Il timore è che una decisione presentata come risposta all’aumento dei carburanti finisca per ridurre la capacità occidentale di condizionare le scelte di Mosca.
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