Fentanyl, l’allarme di Meloni: controlli più stretti negli ospedali
L’Italia rafforza il piano contro gli oppioidi sintetici e punta su prevenzione, risorse e cooperazione europea per arginare le nuove dipendenze.
Il rischio legato al fentanyl non riguarda soltanto il consumo illegale: il governo italiano annuncia verifiche più severe sulla custodia degli oppioidi sintetici, soprattutto all’interno di ospedali e strutture sanitarie. L’obiettivo è impedire che sostanze destinate all’uso medico finiscano nella rete criminale.
La premier Giorgia Meloni ha rivendicato il ruolo dell’Italia come primo Paese europeo ad aver messo a punto un piano nazionale contro l’impiego improprio del fentanyl. L’annuncio è arrivato a San Patrignano, durante l’incontro internazionale dedicato alla prevenzione e al recupero dalle dipendenze, promosso insieme dalla Francia nell’ambito della Coalizione europea contro le droghe (Ecad).
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Il piano italiano alza la vigilanza
«Abbiamo formato gli operatori, reso disponibili gli antidoti e oggi rafforziamo i controlli anche sulla custodia di queste sostanze», ha detto Meloni durante i lavori. La presidente del Consiglio ha spiegato che l’attenzione si concentrerà in particolare sulle strutture sanitarie, per evitare che il fentanyl venga sottratto e alimenti i circuiti illegali.
Secondo la premier, le droghe oggi presentano livelli di pericolosità diversi rispetto al passato: sono più potenti, meno costose e facilmente reperibili. Le molecole sintetiche cambiano rapidamente e l’intelligenza artificiale può contribuire alla comparsa di nuove sostanze prima che le autorità riescano a individuarle e inserirle nelle tabelle delle droghe vietate. Meloni ha inoltre ricordato che i derivati della cannabis possono contenere quantità di Thc mediamente trenta volte superiori a quelle registrate alcuni decenni fa.
La strategia nazionale comprende anche un sistema di allerta rapida, incaricato di riconoscere le sostanze emergenti e i nuovi modelli di consumo prima che diventino fenomeni di ampia portata. Le informazioni raccolte vengono trasmesse ai servizi competenti per consentire interventi tempestivi.
Prevenzione e messaggi ai giovani
Per il 2026 sono stati destinati oltre 210 milioni di euro al sistema nazionale di contrasto alle dipendenze. Le risorse serviranno, tra l’altro, a inserire nuovo personale nei servizi pubblici, sostenere le comunità terapeutiche e garantire alle persone che chiedono aiuto la possibilità di scegliere il percorso più adatto, anche lontano dal luogo di residenza.
Meloni ha indicato la prevenzione come il primo principio della dichiarazione conclusiva della riunione. «Deve venire prima di tutto e deve cominciare il prima possibile», ha affermato, spiegando che l’azione dovrà coinvolgere giovani, famiglie, scuole, università, mezzi di informazione e ambienti digitali.
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Il governo ha inoltre avviato un confronto con le principali reti di comunicazione per contrastare rappresentazioni considerate fuorvianti sulle droghe. L’Italia aveva già presentato il proprio modello alle Nazioni Unite due anni fa e, un mese prima dell’incontro di San Patrignano, aveva riunito a Roma esperti provenienti da sette Paesi insieme all’Agenzia europea sulle droghe.
La cooperazione europea entra nella fase operativa
La riunione si è svolta sulle colline riminesi con la partecipazione di Italia e Francia, promotrici dell’Ecad. La coalizione era stata lanciata da 38 Paesi europei, dalla Commissione europea e dal Consiglio d’Europa per rafforzare il coordinamento contro il traffico di stupefacenti, comprese le sostanze sintetiche di nuova generazione, e per sviluppare prevenzione, cura e reinserimento.
Il percorso era proseguito a Yerevan, dopo l’appuntamento fondativo di Copenaghen del 2 ottobre 2025. Tra gli impegni della coalizione figura anche l’applicazione completa del principio che punta a seguire i flussi di denaro per colpire i guadagni del narcotraffico.
Ai lavori hanno preso parte Alain Berset, segretario generale del Consiglio d’Europa, Jennifer Murnane O’Connor, rappresentante della presidenza del Consiglio dell’Unione europea e sottosegretaria irlandese alla Salute, e Magnus Brunner, commissario europeo per gli Affari interni e la migrazione. La dichiarazione finale, alla presenza di Alfredo Mantovano, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, definirà gli indirizzi e gli impegni della coalizione per i prossimi anni.
San Patrignano come modello di recupero
La scelta della comunità riminese come sede dell’incontro è legata all’esperienza maturata in circa cinquant’anni nel sostegno alle persone con dipendenze. Meloni ha presentato San Patrignano come un esempio da far conoscere ai partner europei nel campo del recupero.
«San Patrignano è una fabbrica di speranza e libertà», ha dichiarato la presidente del Consiglio, ricordando il carattere pionieristico della comunità. Per Meloni, recuperare significa tornare in possesso di qualcosa che è stato perduto: un percorso che, secondo la sua ricostruzione, qui viene portato avanti da circa mezzo secolo.
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