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Politica 3 min di lettura11 ott

Elezioni, i leader fuori ruolo: il rebus visto da Follini

Secondo Marco Follini, la prossima sfida elettorale arriva tra identità incerte, alleanze fragili e partiti incapaci di scegliere fino in fondo la propria direzione.

La campagna elettorale si apre in un clima di inquietudine e con uno scenario politico ancora privo di contorni netti. Marco Follini legge il momento come una prova di identità per tutti i principali schieramenti: a destra, a sinistra e al centro, i protagonisti sembrano esitanti nel mostrarsi per ciò che sono davvero.

Il risultato è una competizione segnata da disagio e contraddizioni. «Nessuno sembra recitare la commedia elettorale indossando i propri panni», osserva Follini, secondo cui proprio questa difficoltà potrebbe rendere la sfida più travagliata del solito.

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Meloni davanti a una scelta decisiva

Giorgia Meloni arriva all’appuntamento sotto la pressione di più fattori. La rincorsa di Vannacci, una situazione economica poco favorevole e la delusione per il rendimento della squadra di governo hanno appesantito il percorso della presidente del Consiglio. La scelta di concentrare l’ultima fase della legislatura sulla riforma elettorale viene così interpretata da Follini come il segnale di una posizione non del tutto agevole.

Secondo l’analisi, il primato di Fratelli d’Italia avrebbe potuto essere valorizzato meglio attraverso un sistema interamente proporzionale. In questo modo Meloni avrebbe avuto la possibilità di ricostruire l’attuale alleanza dopo il voto oppure di tentare una formula diversa, contando comunque sulla forza numerica del suo partito.

Il nodo, però, riguarda soprattutto la direzione politica. Follini sostiene che la premier debba chiarire se intende restare fedele al profilo con cui si è affermata, oppure se guarda ai modelli rappresentati da Margaret Thatcher e Angela Merkel. Tenere insieme riferimenti tanto differenti, osserva, appare sempre più difficile.


Il centrosinistra cerca ancora una forma

Sul versante opposto, il campo largo si presenta in ritardo e senza un assetto definito. Le primarie per individuare il candidato alla guida del governo rischiano di trasformarsi in un appuntamento già logorato prima dell’avvio ufficiale, mentre i due principali contendenti hanno iniziato a confrontarsi duramente senza aver ancora stabilito regole e modalità della gara.

Elly Schlein, secondo Follini, avrebbe dovuto rendere esplicito che una futura intesa con gli alleati non può prescindere da una posizione condivisa sulla politica internazionale. Una linea più chiara avrebbe forse aiutato anche a ricomporre le tensioni interne al Partito Democratico, dove il clima non appare particolarmente sereno.

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La segretaria dovrebbe inoltre spiegare quale identità vuole dare alla formazione che dirige. Resta da capire se il Partito Democratico debba continuare a rappresentare una sintesi aggiornata delle grandi culture politiche del dopoguerra oppure se il cambio generazionale imponga la ricerca di un progetto completamente nuovo.


Conte tra slogan e trasformismo

Anche Giuseppe Conte è chiamato a sciogliere una contraddizione. Da una parte rimane legato alla formula secondo cui ogni voto ha lo stesso peso; dall’altra propone il Movimento 5 Stelle come forza progressista, attraverso una trasformazione che Follini considera poco convincente e difficile da sostenere nel tempo.

Da questa ambiguità dipende anche il rapporto con il Partito Democratico. Se Schlein sceglierà di difendere l’idea di una sintesi tra tradizioni politiche diverse, il Movimento 5 Stelle potrebbe risultare un alleato impraticabile; se invece il Partito Democratico punterà su una nuova identità, l’intesa resterebbe possibile ma particolarmente complessa.


Il centro rischia di restare schiacciato

Tra i due schieramenti maggiori si stanno moltiplicando i progetti centristi. Alcuni sembrano orientati a cercare spazio dentro una delle due aree principali, mentre altri valutano di correre autonomamente, pur esponendosi al rischio di essere penalizzati dalla richiesta di concentrare i consensi sui partiti più competitivi.

In questo quadro pesa anche il richiamo al cosiddetto voto utile e il sospetto, rivolto alle forze minori, di favorire indirettamente un risultato di equilibrio. Alla fine, osserva Follini, una coalizione dovrà prevalere, ma il dato più significativo della vigilia resta l’incertezza con cui i principali protagonisti affrontano le proprie scelte.

Per l’ex parlamentare, affrontare apertamente questi nodi darebbe un significato più solido alla campagna elettorale. Solo così il confronto potrebbe smettere di essere una semplice contesa tra schieramenti disorientati e diventare un’occasione per chiarire identità, alleanze e prospettive.

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