10.000Lettori online ora
Politica 4 min di lettura5 giorni fa

Droni russi nel Mediterraneo? Il vero rischio è un altro

L’ipotesi emersa da El Mundo va letta con cautela: tra conferme parziali, smentite italiane e vulnerabilità già note, la partita più delicata resta quella della zona grigia.

Il pericolo più concreto, oggi, non è un assalto spettacolare dal mare ma l’erosione lenta delle difese europee. In questo senso, la discussione sul Mediterraneo dice molto più di un singolo drone: segnala quanto siano esposte infrastrutture, porti, reti digitali e collegamenti energetici a pressioni difficili da attribuire subito a un solo responsabile.


La risposta italiana smorza l’allarme

L’Italia, almeno per ora, non considera operativo il quadro descritto da El Mundo. Fonti qualificate citate dalle agenzie hanno spiegato che il presunto avviso non avrebbe raggiunto alcun livello pratico nelle strutture italiane. Guido Crosetto, ministro della Difesa, ha detto che «non ci risulta nulla» e ha escluso la presenza di navi russe pronte a colpire con droni.

Anche Lorenzo Guerini, presidente del Copasir, ha richiamato alla prudenza e alla verifica dei fatti. Matteo Salvini, dopo la diffusione della notizia e le parole di Crosetto, ha definito il racconto «notizie prive di qualsiasi fondamento», invitando a non alimentare «tensioni e venti di guerra».


Cosa racconta davvero il dossier

La ricostruzione pubblicata ieri da El Mundo parte da una presunta condivisione, da parte dell’intelligence statunitense, di informazioni con vari governi europei. Nel quadro descritto dal quotidiano spagnolo, la Russia starebbe valutando un’operazione con droni contro Spagna, Francia o Italia.

Il dettaglio che rende la vicenda verificabile, almeno in parte, riguarda i Gerbera: secondo il giornale, verrebbero caricati su navi mercantili, nascosti in container e poi fatti decollare a distanza dalla costa, da alcune centinaia di chilometri. La fonte che descrive questo scenario è una persona vicina al ministero della Difesa lituano, rimasta anonima.

El Mundo aggiunge che altri analisti della difesa avrebbero confermato l’esistenza di un rapporto della Central Intelligence Agency circolato nelle capitali europee. Sempre secondo il quotidiano, il documento conterrebbe dettagli molto precisi sulle modalità dell’azione. La cronologia viene collegata anche al viaggio di John Ratcliffe, direttore dell’agenzia americana, a Mosca il 25 agosto: dopo quella visita, alcuni Paesi baltici sarebbero stati informati del contenuto dei colloqui.


La zona grigia conta più della distanza

Il punto decisivo, però, non è stabilire se quel piano sia reale in ogni sua parte. È capire che la minaccia russa nel Mediterraneo non dipende soltanto dalla vicinanza geografica, né richiede per forza una mossa apertamente militare per produrre effetti strategici.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Negli ultimi episodi attribuiti a Mosca si vede una logica diversa: mantenere l’azione sotto la soglia del conflitto, ma con un numero crescente di strumenti e obiettivi. Droni, sabotaggi, cyberattacchi, provocazioni e operazioni coperte servono proprio a questo, cioè a fare pressione senza arrivare a una dichiarazione di guerra riconoscibile.

Per questo il Mediterraneo resta sensibile anche se la Russia appare lontana. Cavi sottomarini, porti, terminali, impianti energetici, reti logistiche e sistemi informatici fanno parte di un insieme che la Nato considera ormai parte integrante della propria sicurezza. Tra le attività ibride contestate a Mosca figurano sabotaggio delle infrastrutture critiche, disturbi elettronici, attacchi informatici, campagne di disinformazione e anche l’uso politico dei flussi migratori.


Il Gerbera non è il punto centrale

Lo stesso Gerbera, in teoria, può avere un impatto limitato ma non irrilevante. El Mundo ricorda che droni simili sarebbero già stati testati da piattaforme navali e che un ordigno con pochi chili di carica potrebbe non abbattere un’infrastruttura, pur riuscendo a provocare incendi, stop temporanei in un porto o in un aeroporto e danni economici e politici.

Resta però una domanda: perché Mosca dovrebbe puntare su un’operazione così riconoscibile, quando può contare su mezzi più ambigui e meno tracciabili? È qui che la lettura più ampia diventa utile. Il rischio principale non è soltanto l’evento singolo, ma la sovrapposizione tra allarme, smentita e confusione pubblica.

Anche l’episodio di Colleferro, con l’esplosione del 13 agosto nello stabilimento di munizioni, mostra quanto sia rischioso trasformare un incidente in una certezza geopolitica. Le prime verifiche hanno indicato un problema interno e gli investigatori hanno escluso un sabotaggio eversivo, ma il caso resta comunque un promemoria della fragilità del contesto.

Alla fine, la vera sfida per l’Europa non è scegliere tra panico e minimizzazione. È saper riconoscere che il Mediterraneo è già dentro la competizione con la Russia, anche se non si trova alla porta di Mosca. E che l’escalation più insidiosa non è quella che porta subito alla guerra, ma quella che moltiplica le pressioni restando sempre un passo sotto la soglia del conflitto aperto.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere