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Politica 2 min di lettura23 set

Donne, il richiamo della Cei dopo Tajani e Vannacci: «parole da ripulire

Monsignor Giuseppe Baturi chiede rispetto e misura nel linguaggio rivolto alle donne, dopo le polemiche nate dalle uscite di Tajani e Vannacci.

La protesta simbolica andata in scena a Palazzo Madama ha chiuso una giornata di tensione politica già alta. In Senato, le parlamentari di Pd, M5S, Avs e Italia Viva hanno scelto di presentarsi con una gonna per contestare le parole pronunciate nei giorni scorsi su abiti, affidabilità e libertà femminile.

Sul caso è intervenuta anche la Cei, con un messaggio che punta soprattutto sul modo in cui si parla delle donne. Monsignor Giuseppe Baturi ha insistito sul fatto che non bastano toni misurati: secondo il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, ogni atteggiamento e ogni espressione devono trasmettere rispetto e ammirazione.


Il richiamo di Baturi

Commentando le uscite di Antonio Tajani e di Roberto Vannacci, Baturi ha legato il tema a un principio di fondo per chi crede. Ha ricordato che il cristianesimo pone al centro la figura di una donna e che questo, a suo giudizio, incide in modo permanente sul modo di guardare al femminile.

Da qui la sua richiesta di un cambio di passo nel linguaggio pubblico. Per il presule, le parole rivolte alle donne dovrebbero essere sempre misurate, evitando battute e allusioni superficiali; il riferimento è a un lessico che, secondo lui, va reso più pulito e più rispettoso.


Le frasi che hanno acceso la polemica

La prima scintilla è arrivata dopo le parole del leader di Forza Italia sull’abbigliamento femminile e sulla presunta affidabilità delle donne che vestono in modo più vistoso. Quelle affermazioni hanno provocato reazioni immediate, tra critiche, polemiche e una pioggia di meme sui social. Tajani è poi tornato sul caso e ha spiegato: «Non era mia intenzione offenderle».

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Poco dopo è finito sotto i riflettori anche Roberto Vannacci, oggi alla guida di Futuro Nazionale. L’ex generale ha detto: «Tra una donna con la gonna lunga e una con con quella corta, io la preferisco senza». Anche in questo caso le contestazioni non si sono fatte attendere.


La replica dell’opposizione

Tra le voci più dure c’è stata quella di Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia Viva-Casa Riformista. Sui social ha accusato Vannacci di alimentare l’ennesimo episodio di svalutazione delle donne e ha chiamato in causa anche Giorgia Meloni, chiedendo perché non intervenga.

Nello stesso giorno, in aula, le senatrici di Pd, M5S, Avs e Italia Viva hanno messo in campo una protesta simbolica con un abito femminile indossato a Palazzo Madama. Un gesto pensato per ribadire che le donne non devono chiedere autorizzazioni a Tajani o a Vannacci su come presentarsi nella società.

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