Diritti tv e frode fiscale: Strasburgo dà torto a Berlusconi
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha giudicato equo il procedimento contestato dall’ex presidente del Consiglio, avviato dopo un’operazione da 470 milioni di euro.
Il ricorso presentato da Silvio Berlusconi nel 2013 non ha convinto la Corte europea dei diritti dell’uomo. I giudici di Strasburgo hanno escluso che il processo italiano sulla presunta frode fiscale legata ai diritti televisivi e cinematografici abbia violato le garanzie di equità.
La decisione riguarda una vicenda collegata alla compravendita di contenuti audiovisivi per un valore complessivo di 470 milioni di euro. Secondo l’impostazione del procedimento, l’operazione sarebbe stata realizzata da Mediaset attraverso due società offshore.
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Strasburgo conferma la correttezza del processo
Con la sentenza, la Corte ha respinto le contestazioni mosse da Berlusconi sul modo in cui si era svolto il procedimento. L’esito afferma quindi che il processo italiano, esaminato alla luce dei diritti tutelati dalla Convenzione europea, ha rispettato il requisito dell’equità.
Il pronunciamento non riguarda soltanto l’operazione economica al centro dell’inchiesta, ma anche le garanzie procedurali invocate dall’ex presidente del Consiglio davanti alla giurisdizione europea. La richiesta era stata depositata nel 2013, dopo lo sviluppo del caso giudiziario in Italia.
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L’operazione da 470 milioni
Al centro della controversia figurava il passaggio di diritti televisivi e cinematografici per 470 milioni di euro. La ricostruzione presa in esame dal procedimento attribuiva a Mediaset l’utilizzo di due società offshore nell’ambito della compravendita.
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha esaminato il ricorso nel contesto di questa vicenda fiscale, ma il suo giudizio si è concentrato sull’equità del processo. La conclusione di Strasburgo è stata sfavorevole a Berlusconi: per i giudici europei, il procedimento non ha presentato violazioni tali da comprometterne la correttezza.
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