Diesel, Meloni cerca una sponda in Descalzi: la partita sui prezzi
Il governo valuta il dialogo con l’amministratore delegato di Eni mentre si avvicina la fine dello sconto e la manovra elettorale impone di limitare i costi.
Il tempo dello sconto sul diesel sembra ormai vicino alla scadenza, ma per il governo il problema non è soltanto trovare una nuova misura. L’esecutivo deve anche evitare che un ulteriore intervento pesi troppo sulle finanze pubbliche senza placare il malcontento degli automobilisti.
La carta del dialogo con Eni
In questo scenario Giorgia Meloni punta a coinvolgere Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni. L’idea è ricorrere alla moral suasion per ottenere un contributo del colosso energetico e ridurre la quota di risorse che lo Stato dovrebbe destinare al contenimento dei prezzi.
Il possibile confronto con Descalzi si inserisce in una strategia più ampia: se Eni accettasse di fare la propria parte, l’effetto sul mercato potrebbe estendersi oltre il singolo intervento. Il governo cerca così di alleggerire il costo di una misura destinata a sostenere il diesel senza aprire un nuovo fronte di spesa.
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Il nodo dello sconto in scadenza
La riduzione attualmente in vigore è soltanto l’ultima di una serie adottata negli ultimi cinque mesi. La sua durata limitata ripropone quindi la stessa domanda: rinnovare il sostegno, modificarlo oppure lasciarlo terminare, con il rischio di un nuovo aumento percepito dai consumatori.
Il margine di manovra resta ristretto. Da una parte c’è la pressione per evitare nuove tensioni sul prezzo del carburante; dall’altra, le casse statali non offrono ampio spazio e la prossima legge di bilancio viene considerata decisiva anche in vista dell’appuntamento elettorale. Per questo Palazzo Chigi valuta una soluzione che consenta di contenere l’esborso pubblico, senza rinunciare del tutto all’intervento sul diesel.
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