Consolato Usa di Milano, 31 milioni agli operai: scatta la tutela
Dall’inchiesta sul cantiere del nuovo consolato arrivano risarcimenti, contributi recuperati e percorsi di protezione per i lavoratori coinvolti.
Il caso di sfruttamento emerso nel cantiere del nuovo consolato degli Stati Uniti a Milano produce ora effetti concreti per centinaia di lavoratori. Le Prefetture hanno attivato 238 permessi di soggiorno destinati alle vittime del caporalato, mentre 60 persone sono state ammesse alla Naspi dall’Inps.
L’indagine della Procura di Milano ha coinvolto 292 operai indiani impiegati nei lavori di piazzale Accursio. Il procedimento ha portato anche al recupero di somme non versate e al riconoscimento di diritti previdenziali, oltre alla predisposizione di strumenti per proteggere i lavoratori rimasti in una condizione di particolare vulnerabilità.
Risarcimenti per 31 milioni di euro
A sostenere il costo principale dell’operazione è Caddell Construction, il colosso americano impegnato nella realizzazione dell’opera. L’azienda dovrà corrispondere complessivamente 31 milioni di euro agli operai coinvolti nella vicenda.
Nel dettaglio, 9,6 milioni riguardano le differenze salariali maturate per importi che avrebbero dovuto essere riconosciuti in busta paga. Sono stati inoltre calcolati 3 milioni per le somme trattenute a titolo di vitto e sistemazione, mentre altri 7 milioni sono destinati al ristoro del danno morale. La parte restante, pari a 11 milioni, comprende contributi Inps, trattamento di fine rapporto e sanzioni amministrative.
Permessi e protezione per le vittime
La procedura per regolarizzare la posizione dei lavoratori è stata avviata dalle questure di Milano e Pisa su impulso della Procura. Il ministero segnala inoltre che 265 persone hanno già ricevuto un permesso per motivi speciali, mentre per gli altri lavoratori interessati l’iter amministrativo non è ancora concluso. Il dato dei 238 permessi rilasciati dalle Prefetture si inserisce dunque nel quadro degli interventi di tutela comunicati dopo l’inchiesta.
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La possibilità di ricorrere a questo strumento deriva dalla modifica dell’articolo 18-ter del Testo unico sull’immigrazione, introdotta con il decreto legge 145/2024. Oltre alla protezione sul piano lavorativo ed economico, il provvedimento consente di offrire una soluzione concreta a chi ha denunciato o subito condizioni di sfruttamento.
Il ruolo di controlli e magistratura
L’operazione è stata condotta attraverso il lavoro congiunto della Procura, del Comando carabinieri per la tutela del lavoro, dell’Ispettorato nazionale del lavoro e dell’Inps. Le verifiche hanno riguardato sia le retribuzioni sia gli obblighi contributivi, facendo emergere somme non pagate e costi trasferiti impropriamente sui dipendenti.
La ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, ha definito l’intervento «una delle più significative degli ultimi anni contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo». Secondo Calderone, il risultato dimostra che le istituzioni possono restituire ai lavoratori coinvolti «diritti, retribuzioni e contributi» che erano stati sottratti.
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