Chat Delmastro-Caroccia, Dori sfida Fontana davanti alla Consulta
Il presidente della Giunta per le Autorizzazioni contesta il divieto di esaminare gli scambi legati all’inchiesta sulla Bisteccheria d’Italia
Il caso è esploso in Aula il 5 agosto, quando il divieto di acquisire le conversazioni ha provocato una seduta molto tesa: 206 deputati hanno votato contro e 133 a favore. Nel corso dello scontro, Galeazzo Bignami, capogruppo dei Fratelli, ha attaccato le opposizioni richiamando anche la figura dell’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.
Il voto che ha acceso lo scontro
La decisione parlamentare ha garantito una sorta di protezione ad Andrea Delmastro Delle Vedove, bloccando l’ingresso agli atti delle chat scambiate con Mauro Caroccia. La Procura di Roma ritiene quei messaggi utili agli approfondimenti antimafia sul presunto prestanome del clan Senese.
L’esclusione del materiale è stata accompagnata da una bagarre tra i gruppi parlamentari. Il confronto politico si è così intrecciato alla disputa sulle prerogative della Giunta per le Autorizzazioni e sui limiti dei poteri della presidenza della Camera.
Dori porta il caso alla Consulta
A contestare formalmente quella decisione è Devis Dori, che presiede la Giunta per le Autorizzazioni della Camera. Il deputato ha depositato un ricorso alla Corte costituzionale contro Lorenzo Fontana, sostenendo che il presidente di Montecitorio abbia impedito all’organo collegiale di esaminare il materiale trasmesso dalla magistratura.
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Nel documento si chiede ai giudici costituzionali di ristabilire la corretta distribuzione delle competenze tra il presidente della Camera, la Giunta, il suo presidente e i componenti. Secondo Dori, il blocco dell’accesso alle conversazioni avrebbe inciso in modo grave e evidente sulle facoltà che gli spettano sia come deputato e membro della Giunta sia come suo presidente.
Le chat al centro del conflitto
Gli scambi tra Delmastro Delle Vedove e Caroccia erano stati inviati dalla Procura di Roma nel quadro di una richiesta collegata all’articolo 68 della Costituzione, relativo alle autorizzazioni parlamentari. Il ricorso sostiene che quelle comunicazioni avrebbero dovuto essere acquisite e messe a disposizione della Giunta per le valutazioni di competenza.
Dori definisce senza precedenti l’impedimento opposto da Fontana e denuncia una lesione delle attribuzioni individuali connesse all’accesso agli atti giudiziari. La controversia riguarda quindi non soltanto il contenuto delle chat, ma anche il modo in cui Camera e Giunta devono esercitare i rispettivi poteri quando la magistratura trasmette materiale potenzialmente riconducibile a un parlamentare.
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