Casini lascia il Parlamento: quella frase sul Quirinale riapre il gioco
Dopo 44 anni alla guida e nei banchi delle Camere, il senatore annuncia il ritiro senza escludere nuovi scenari istituzionali
Nel giudicare i protagonisti della politica attuale, Pierferdinando Casini mantiene il consueto tono prudente. A Giorgia Meloni riconosce una «consistenza notevole», mentre su Elly Schlein sottolinea la determinazione e invita a non sottovalutarla, anche per la sua capacità di parlare a giovani lontani dalla politica tradizionale.
Il Quirinale resta sullo sfondo
Le sue parole alimentano anche le ipotesi sul futuro, soprattutto nel caso in cui le prossime elezioni politiche non consegnassero una maggioranza chiara. Il profilo di Casini, esperto di mediazioni tra schieramenti e già alla guida della Camera, lo colloca infatti tra le personalità considerate spendibili nei passaggi istituzionali più delicati.
Interpellato sulla possibilità di arrivare al Quirinale, il senatore non ha chiuso l'argomento né ha avanzato una candidatura personale. La sua risposta è stata: «Al Colle non ci si candida, si viene eletti».
Una rinuncia senza rotture
La decisione annunciata da Casini è quella di non presentarsi alle prossime elezioni politiche, dopo 44 anni trascorsi in Parlamento. In una lettera inviata al Quotidiano Nazionale e in un successivo colloquio con il Corriere della Sera, ha spiegato di ritenere conclusa la propria stagione parlamentare: «È arrivato il momento di lasciare spazio a personalità più vicine ai partiti e alle coalizioni che si sottoporranno al voto. Ringrazio tutti per la fiducia ricevuta. Mi fermo qui».
Il congedo dai seggi non coincide però con un distacco dalla politica, che Casini considera ancora una «passione». Il senatore ha compiuto 70 anni e, pur scegliendo di non ricandidarsi, resta una figura riconosciuta per il ruolo svolto nelle istituzioni e per la lunga esperienza maturata nei diversi schieramenti.
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Una carriera tra centrodestra e centrosinistra
Casini entrò alla Camera nel 1983 con la Democrazia Cristiana, partito nel quale si formò anche grazie al confronto con esponenti come Antonio Bisaglia e Flaminio Piccoli. In seguito frequentò i principali protagonisti della tradizione democristiana, tra cui Arnaldo Forlani, Ciriaco De Mita e Giulio Andreotti, dai quali trasse riferimenti politici differenti.
Nel 1994 partecipò alla nascita del Centro Cristiano Democratico, collocato nell'area di centrodestra guidata da Silvio Berlusconi. Presidente della Camera durante la XIV legislatura, dal 2001 al 2006, aderì poi all'Unione di Centro. La rottura con Berlusconi divenne definitiva prima del voto del 2008; negli anni successivi Casini lavorò a più aggregazioni centriste e si avvicinò anche al centrosinistra, fino a fondare nel 2017 Centristi per l'Europa.
Il parlamentare più longevo
Oggi Casini è senatore eletto nelle liste del Pd e detiene il primato di parlamentare con la permanenza più lunga nella storia della Repubblica. La sua esperienza comprende passaggi politici molto diversi, ma anche una continuità personale: nonostante i cambi di partito e di alleanze, ha continuato a definirsi, con ostinazione, democristiano.
Il ruolo di presidente della Camera e la partecipazione a numerose mediazioni tra centrodestra e centrosinistra hanno consolidato la sua immagine di uomo delle istituzioni. In una fase di possibile incertezza politica, questa reputazione lo rende una delle figure a cui il sistema potrebbe guardare per trovare una soluzione condivisa.
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