Casa e sfratti, il dossier che logora Sánchez prima del voto
I casi di Maricarmen e Olga riaccendono lo scontro sulla politica abitativa spagnola, tra norme ferme, alleanze divise e consensi in calo per il PSOE.
I casi di Maricarmen e Olga hanno assunto un peso politico che va oltre la cronaca: per i movimenti per il diritto all’abitare, rappresentano la distanza tra gli annunci del governo e la capacità di proteggerne davvero i cittadini più fragili. Il timore è che, in assenza di nuove regole, gli alloggi continuino a rientrare nei circuiti speculativi dei grandi investitori.
La contraddizione riguarda anche il PSOE, che critica i fondi immobiliari ma non sempre sostiene le misure pensate per limitarne l’azione. A pochi mesi dalle prossime elezioni generali, la casa rischia così di diventare uno dei dossier più esposti per Pedro Sánchez.
Il consenso socialista continua a scendere
La consultazione elettorale nazionale è prevista nel 2027, ma la competizione si sta già facendo sentire. Secondo la media dei sondaggi di settembre 2026, il PSOE si ferma al 26,2%, quasi un punto in meno rispetto al mese precedente e il risultato più basso dell’attuale legislatura.
Nello stesso quadro, il PP raggiunge il 32,5% e Vox il 17,6%. La loro somma supera per la prima volta il 50%, mentre soltanto il CIS, istituto demoscopico pubblico, assegna ai socialisti una quota più alta, pari al 31%. Diversi esperti attribuiscono il deterioramento soprattutto alla gestione della crisi migratoria di Ceuta, ma la difficoltà del governo sui temi interni, compresa l’abitazione, contribuisce al logoramento. Sumar e Podemos, inoltre, sono molto lontani dai livelli elettorali del 2014.
Due storie diventate simbolo
Maricarmen, 87 anni, ha lasciato l’abitazione nel quartiere Retiro di Madrid nella quale risiedeva dal 1955. Il suo sfratto è arrivato dopo che Urbagestión Desarrollo e Inversiones, proprietario dell’edificio dal 2018, aveva portato il canone a 1.650 euro mensili: l’aumento, pari al 275%, era incompatibile con la pensione della donna.
A L’Hospitalet de Llobregat, nell’area di Barcellona, la vicenda di Olga ha avuto un esito ancora più drammatico. La donna, 54 anni, si è tolta la vita all’inizio di settembre, alcuni mesi dopo essere stata allontanata dall’alloggio, passato da Banc Sabadell a Promontoria Real Estate. I due episodi sono diversi, ma mostrano lo stesso passaggio: case con canoni storici o popolari trasferite nell’orbita di fondi finanziari.
La maggioranza si divide sui fondi
Nei giorni dello sfratto di Maricarmen, la ministra della Casa Isabel Rodríguez ha rivolto le proprie accuse al Partito Popolare di Isabel Díaz Ayuso, sostenendo che a Madrid fosse stato favorito l’ingresso dei fondi avvoltoio. Tuttavia, una settimana prima, il PSOE aveva scelto di non votare a favore di una proposta di Sumar che puntava a impedire a fondi e società di comprare abitazioni.
Il Congresso aveva già respinto un testo simile il 15 settembre, per la seconda volta durante la legislatura. Contro avevano votato PP, Vox, Junts e UPN; PSOE, PNV e Coalición Canaria si erano invece astenuti. Sumar aveva reagito contestando la linea degli alleati socialisti e accusandoli di non mantenere una posizione coerente.
Rodríguez ha rivendicato l’intervento del ministero nel caso di Maricarmen. Ha ricordato il sostegno dato alla richiesta delle Nazioni Unite di fermare temporaneamente l’esecuzione e i tentativi di trattativa con la proprietà attraverso Casa 47, l’agenzia pubblica incaricata di mediare con i fondi. In un’intervista precedente allo sfratto, la ministra aveva descritto la situazione madrilena come “la legge della giungla” e aveva ammesso di non poter “puntare una pistola” alla presidente della Comunità di Madrid per obbligarla ad agire.
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Le norme non hanno chiuso le falle
Il governo può comunque indicare alcuni provvedimenti già approvati. La Ley por el Derecho a la Vivienda del 2023 ha introdotto un limite ai canoni nelle cosiddette “zone tensionate”, caratterizzate da domanda elevata e offerta ridotta. Durante la pandemia era stata inoltre introdotta una sospensione straordinaria degli sfratti, prorogata più volte fino alla mancata conferma parlamentare del febbraio 2026.
Per il Sindicat de Llogateres, però, quella legge presenta “grandi buchi”. Tra i problemi segnalati c’è l’assenza di un controllo efficace sugli affitti turistici e sulle locazioni per stanze, formule che possono essere utilizzate per eludere i limiti imposti ai canoni ordinari.
Anche il Plan Estatal de Vivienda 2026-2030 non ha convinto l’ala sinistra della maggioranza. Sumar lo ha giudicato insufficiente, sottolineando che le risorse previste sono inferiori del 30% rispetto a quelle del periodo 2009-2012.
La Confederación de Sindicatos de Inquilinas, che riunisce il Sindicat de Llogateres e altre organizzazioni territoriali, ha definito il piano “ridicolo”. Secondo i sindacati, nemmeno Casa 47 sottrae gli alloggi alla dinamica speculativa: il modello proposto resta quello dell’“affitto concertato”, ancora affidato a proprietari privati.
Il nuovo scudo resta appeso ai voti
Il precedente più vicino risale a febbraio, quando PP, Vox e Junts impedirono la proroga della moratoria sugli sfratti e delle garanzie per i nuclei vulnerabili. Da quel momento l’esecutivo non dispone più di una copertura legislativa stabile contro gli allontanamenti.
A luglio Moncloa e Sumar avevano raggiunto un’intesa su una proroga rafforzata dei contratti in scadenza fino al 2028, misura che avrebbe interessato circa un milione e mezzo di famiglie. Il testo è rimasto bloccato per il contrasto tra Junts e Podemos sugli sgravi destinati ai proprietari; la crisi di Ceuta ha poi rinviato ulteriormente l’esame a settembre.
Dopo l’uscita di casa di Maricarmen, Sánchez ha annunciato da New York, durante gli impegni alle Nazioni Unite, un decreto urgente sull’abitazione da sottoporre al Consiglio dei ministri la settimana successiva. L’esecutivo ha presentato il caso come la prova che, senza numeri sufficienti in Parlamento, qualsiasi protezione contro gli sfratti rischia di restare soltanto un annuncio.
È proprio questa fragilità politica a pesare sulla promessa formulata da Sánchez un anno prima alla televisione pubblica spagnola, quando aveva parlato della “legislatura della casa”. Dodici mesi dopo, tra provvedimenti rinviati, divisioni nella coalizione e famiglie esposte alla pressione del mercato, quella definizione è diventata il punto di confronto più scomodo per il governo.
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