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Politica 2 min di lettura4 giorni fa

Caro carburante, 303mila imprese sotto pressione: chi paga di più

Autotrasporto, taxi, Ncc e agenti di commercio affrontano rincari difficili da trasferire alla clientela, con Lombardia, Lazio e Veneto in cima alla graduatoria.

Il rincaro di benzina e gasolio sta diventando un problema anche per chi trasforma l’auto o il mezzo pesante nello strumento principale della propria attività. Secondo l’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, camionisti, taxisti, operatori Ncc e rappresentanti sono i comparti maggiormente esposti all’aumento dei costi.


Gli aumenti colpiscono il lavoro su strada

Per taxisti, Ncc e agenti di commercio la pressione è particolarmente forte: trasferire integralmente la maggiore spesa sui clienti non è semplice. Gli autotrasportatori possono rivalersi in alcuni casi sulla filiera, ma questa possibilità resta limitata e non elimina l’impatto del carburante sui bilanci aziendali.

A complicare il quadro contribuisce anche il sistema degli aiuti. Il credito d’imposta destinato a compensare il caro-carburante non riguarda le imprese che utilizzano veicoli con massa inferiore a 7,5 tonnellate: una platea che rappresenta circa il 40% delle aziende dell’autotrasporto.


Oltre 303mila attività coinvolte

Nel complesso, i tre settori contano 303.814 imprese attive in Italia. Gli agenti di commercio sono 203.742, mentre l’autotrasporto ne comprende 68.482; taxisti e operatori Ncc arrivano insieme a 31.590 attività.

La distribuzione territoriale vede la Lombardia al primo posto con 49.333 imprese. Seguono il Lazio, a quota 29.018, e il Veneto, con 28.913. Nella graduatoria provinciale prevale la Città Metropolitana di Roma Capitale, con 22.468 aziende, davanti a Milano (19.374) e Napoli (15.613).


Roma guida, Isernia chiude la classifica

All’estremo opposto della graduatoria si trovano Gorizia, con 460 imprese, Aosta, che ne conta 341, e Isernia, ultima con 280 aziende. I numeri mostrano una presenza molto concentrata nelle aree economicamente più grandi e popolate del Paese.

La Cgia ricorda inoltre che gli interventi varati dal governo contro il caro-carburante negli ultimi 6 mesi e mezzo hanno superato complessivamente i 2,6 miliardi di euro. Il confronto è con i 7,3 miliardi stanziati da Draghi nell’arco di otto mesi dopo l’invasione russa dell’Ucraina.


La richiesta di maggiore flessibilità

Di fronte all’aumento dei costi, la Cgia ritiene possibile e auspicabile che Bruxelles permetta agli Stati membri di disporre di margini di manovra più ampi. Il riferimento è alla flessibilità concessa quattro anni fa, che secondo l’associazione potrebbe offrire ai governi nuovi strumenti per sostenere le attività più esposte.

La questione riguarda quindi non soltanto il prezzo alla pompa, ma anche la capacità delle imprese di assorbire o trasferire una spesa essenziale per continuare a lavorare. Per molte categorie interessate, l’aumento del carburante incide direttamente sulla redditività quotidiana.

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