Atlantismo, identità e polemiche: il libro di Sechi che divide
Nel saggio "Occidente o niente" Mario Sechi intreccia memoir, cronaca e tesi politica, con un racconto che va da Roma a Washington e una chiave di lettura tutta centrata sull’identità occidentale.
Il suo libro non si limita a difendere l’alleanza atlantica: la usa come lente per leggere l’Occidente, le sue fratture e i suoi avversari. Dentro "Occidente o niente. Elogio dell'atlantismo" Mario Sechi intreccia episodi vissuti in prima persona, memoria personale e un giudizio netto sul presente.
Una mappa di civiltà, non solo di politica
Nel volume, già in libreria per Piemme, il direttore di diverse testate e da pochi giorni alla guida dell’agenzia Dire dopo l’esperienza all’Agi mette insieme 319 pagine e un prezzo di 19,90 euro. Il risultato è un testo che assomiglia più a un percorso di idee che a un saggio classico.
Sechi presenta il lavoro come un omaggio all’atlantismo e, insieme, come una requisitoria contro chi lo considera superato o lo vuole ridurre a scelta tattica. Nella sua lettura, il nodo centrale non è soltanto diplomatico: riguarda l’identità italiana e quella occidentale.
Da Atene e Roma fino a Washington
Il baricentro del ragionamento, infatti, si sposta su Atene, Roma e Gerusalemme prima ancora che su Washington. È da lì che, secondo l’autore, prende forma la nostra idea di civiltà, mentre l’Atlantico diventa il segno di una appartenenza più ampia.
Nelle pagine del libro trovano spazio anche riferimenti culturali molto diversi tra loro: dalla Bibbia a Heidegger, da "La grande guerra" di Monicelli a "Fauda", da Battisti e Mogol al "Va' pensiero", fino a Caravaggio e alla Nike di Samotracia. La galleria serve a costruire una sorta di atlante simbolico di ciò che, per Sechi, racconta davvero l’Occidente.
Il racconto da cronista entra in scena
Accanto alla tesi politica c’è il taglio da cronista, che porta il libro dentro luoghi e momenti precisi. Sechi richiama lo Studio Ovale, il pranzo con Zelensky e Netanyahu a Palazzo Chigi, la firma di Kissinger a Washington sulle sue memorie e la presenza di Putin sullo schermo all’alba.
Nello stesso filone compaiono anche Berlusconi, Cossiga e Conte, figure che vengono usate per restituire un pezzo di storia recente italiana. Il racconto, in questo senso, diventa un archivio di episodi osservati da vicino.
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Sardegna, Mediterraneo e prezzo delle scelte
Una parte importante del libro è dedicata alla biografia dell’autore. Sechi rivendica le sue origini nel Mediterraneo e descrive la Sardegna come un territorio "al centro di tutto e al confine di tutto", un’isola che lui definisce incastonata nel Mare Nostrum.
Da questa collocazione geografica, sostiene, nasce anche la sua idea di atlantismo: non una formula di politica estera, ma una componente dell’identità dell’Italia e dell’Occidente. Per questo la considera "una scelta di civiltà, non di campo", ricordando che chi l’ha difesa con coerenza ha spesso pagato un costo personale.
Il 25 aprile e il bersaglio del libro
Nel saggio Sechi si sofferma anche sul 25 aprile, che a suo dire mostra una parte rimossa della "nostra nazione incompiuta". Richiamando le manifestazioni di piazza, cita bandiere di Hezbollah, il rifiuto di quella dell’Ucraina e lo slogan contro gli ebrei nel centro di Milano.
Per l’autore non si tratta di episodi isolati o marginali. Li interpreta invece come il risultato di un processo lungo, che avrebbe progressivamente portato una parte della sinistra italiana ad assumere come modello il nemico del proprio nemico.
Ironia e istruzioni per il confronto
L’ultima parte del libro ha un tono più leggero, ma non meno polemico. Sechi inserisce una specie di manuale per affrontare i dibattiti più ostili, soprattutto quando si toccano Israele, Trump o l’essere di destra.
Nel capitolo intitolato "Tattica di combattimento. A cena coi compagni" avverte il lettore che entrare in quel tipo di conversazioni può rovinare la serata a tutti, ma suggerisce di non tirarsi indietro. La chiusura è coerente con il resto del volume: per lui, il conflitto delle idee resta inevitabile, e va affrontato senza cedere al pensiero unico.
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