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Politica 1 min di lettura1 ora fa

Ad Assisi l’appello di Zuppi: il dialogo sfida la logica delle armi

Il presidente della Cei richiama il messaggio di San Francesco e critica nazionalismi, interessi economici e narrazioni che alimentano i conflitti

La guerra non deve essere considerata una conseguenza inevitabile del tempo presente. È questo il punto centrale dell’intervento pronunciato ad Assisi dal cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, durante le celebrazioni dedicate a San Francesco.


La guerra non è inevitabile

Richiamando la figura del santo, Zuppi ha sostenuto che anche in un’epoca segnata da conflitti drammatici esiste la possibilità di scegliere una strada diversa. «Francesco ci ricorda che la guerra non è un destino», ha affermato nel corso della celebrazione.

Secondo il cardinale, il ricorso alla forza rischia di essere presentato come l’unico strumento per raggiungere la sicurezza. Al contrario, la ricerca della pace dovrebbe passare dal confronto tra le parti e dal rispetto delle regole del diritto.

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L’accusa contro la cultura della forza

Nel suo intervento, il presidente della Cei ha messo in guardia da una mentalità che esalta il potere e alimenta contrapposizioni. Ha parlato di una «cultura della potenza, volgare e invadente», sostenuta anche da interessi economici, nazionalismi e messaggi pubblici capaci di trasformare l’avversario in un nemico.

Zuppi ha quindi invitato a non rimandare la costruzione di percorsi di dialogo. A suo giudizio, chi divide può confondere l’opinione pubblica e far apparire le armi come la via più rapida verso la pace, mentre il cardinale indica nel dialogo e nel diritto gli strumenti da seguire.

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