Abnorme» il premio: la critica di Silvestri alla riforma
L’ex presidente della Consulta contesta la legge e vede un tentativo indiretto di avvicinarsi al premierato, mentre invita il centrosinistra a concentrarsi sui contenuti
Il nodo, per Gaetano Silvestri, non riguarda soltanto la tecnica legislativa. L’ex presidente della Corte costituzionale considera la riforma un intervento costruito per convenienza politica e capace di alterare gli equilibri del sistema.
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Silvestri attacca la logica della legge
Interpellato sul principale limite del provvedimento, il costituzionalista ha scelto una definizione netta: «Una legge davvero opportunistica». A suo giudizio, la norma alimenta l’idea che strumenti giuridici appositamente modellati possano adattare l’assetto politico agli interessi di chi li promuove.
Silvestri contesta quindi l’uso delle regole costituzionali come strumenti per ottenere un determinato risultato politico. Nel suo ragionamento, il problema non è solo il contenuto della legge, ma anche il metodo con cui si tenta di incidere sull’organizzazione del potere.
L’ombra del premierato
Secondo l’ex presidente della Consulta, la riforma cercherebbe inoltre di introdurre in modo indiretto il premierato. L’operazione, nella sua lettura, passerebbe attraverso meccanismi istituzionali capaci di rafforzare la posizione dell’esecutivo senza presentarsi apertamente come una revisione complessiva della forma di governo.
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Tra gli aspetti più contestati compare anche il premio di maggioranza, giudicato da Silvestri «abnorme». La sua valutazione è dunque fortemente critica sia sul piano della proporzione tra consenso e rappresentanza sia per le conseguenze che la misura potrebbe produrre sugli equilibri politici.
L’invito rivolto al centrosinistra
Nel quadro del confronto sulla riforma, Silvestri ha rivolto un’indicazione anche al centrosinistra. Il suggerimento è di non limitare la risposta alla contrapposizione istituzionale, ma di puntare sui contenuti e sulle proposte.
L’invito si inserisce nella sua critica più generale agli «artifizi giuridici» usati per conformare il sistema politico alle convenienze del momento. Per Silvestri, il confronto dovrebbe quindi concentrarsi sulle scelte concrete, oltre che sulle regole destinate a disciplinarle.
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