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Motori 3 min di lettura18 min fa

Volvo, conti in rosso e 2.500 tagli: il futuro è appeso a un filo

Il gruppo svedese chiude il trimestre con una perdita inattesa, vede crollare le vendite in Cina e prepara una nuova riorganizzazione.

Il dato più pesante arriva dalla Borsa: dopo i risultati del terzo trimestre 2026, il titolo Volvo ha perso il 30%, scivolando ai minimi storici. Tra luglio e settembre la casa automobilistica ha registrato una perdita operativa di 3,7 miliardi di corone svedesi, pari a 333 milioni di euro, mentre nello stesso periodo dell’anno precedente aveva chiuso con un utile di 5,8 miliardi.

La situazione costringe il gruppo controllato da Geely a intervenire ancora sull’organico. Sono previsti 2.500 tagli, soprattutto in Svezia, mentre l’obiettivo fissato dal management è ridurre i costi complessivi di 5 miliardi di corone.

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Un nuovo piano di riduzione dei costi

Le uscite riguarderanno circa il 6% dei dipendenti Volvo. In Svezia saranno coinvolte circa 2.000 persone, attraverso la mancata sostituzione dei lavoratori che lasciano l’azienda, la chiusura di contratti con consulenti e programmi di uscita incentivata.

Il provvedimento si somma ai 3.000 esuberi già annunciati in precedenza: il totale raggiunge così quota 5.500 posti, un livello mai raggiunto prima dal costruttore. La riorganizzazione dovrebbe concludersi entro la metà del 2027, ma l’amministratore delegato Hakan Samuelsson non ha escluso ulteriori interventi.

Samuelsson ha definito il trimestre “molto deludente” e ha spiegato che l’anno si è rivelato “di gran lunga più complesso di quanto inizialmente previsto”. Per il dirigente, il programma di rilancio ha bisogno di essere rafforzato in modo deciso.


Cina e Stati Uniti aggravano la crisi

Anche il fronte commerciale mostra segnali difficili. Nel periodo considerato Volvo ha venduto 141.300 veicoli nel mondo, con una diminuzione dell’11%. Negli Stati Uniti le immatricolazioni sono scese del 9%, a 23.800 unità, mentre in Cina il calo ha raggiunto il 43%, fermandosi a 18.600 vetture. Europa e altri mercati hanno invece segnato un aumento del 2%, con 90.500 veicoli.

In Cina i marchi locali stanno conquistando spazio grazie a modelli molto apprezzati dai consumatori e a una forte competizione sui prezzi. A pesare sono anche i dazi statunitensi: secondo Samuelsson, Volvo avrebbe dovuto trasferire prima una parte maggiore della produzione negli Stati Uniti.

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Un’altra pressione può arrivare dalla stessa Geely, che propone vetture di fascia alta capaci di competere con Volvo all’interno dello stesso gruppo e sostenute da iniziative commerciali aggressive. Nel frattempo, la società ha rinunciato alle previsioni annuali su vendite e flusso di cassa e ha indicato l’intenzione di privilegiare i margini rispetto ai volumi nel mercato cinese.


L’elettrico resta il grande interrogativo

Volvo aveva puntato con decisione sulle auto elettriche, ma la domanda nell’Unione europea non ha seguito le attese. Il rallentamento delle vendite ha costretto il marchio a rivedere la strategia, proprio mentre il quadro politico e industriale europeo diventava meno favorevole alla transizione esclusivamente elettrica.

Il principale prodotto atteso per il rilancio, la Volvo EX60, è inoltre alle prese con ritardi nella produzione legati all’assemblaggio delle batterie. Finora sono state realizzate circa 5.000 unità, contro le 40.000 inizialmente previste per quest’anno. I ricavi del terzo trimestre sono diminuiti di quasi il 50%.

A complicare il passaggio di consegne ci sarà anche un cambio al vertice. Klaus Zellmer, già alla guida di Skoda, subentrerà a Samuelsson nel 2027 e comunque entro il 1° ottobre. Dovrà affrontare il rilancio di un marchio storico, noto per il ruolo avuto nello sviluppo della sicurezza automobilistica.

Volvo prevede di introdurre 13 modelli entro la fine del decennio; sei saranno sviluppati appositamente per il mercato cinese. La scelta segnala quanto quel Paese resti centrale, nonostante sia oggi uno dei principali focolai delle difficoltà del gruppo.

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