Vittoriano Guareschi, il primo collaudatore Ducati in MotoGP
Il collaudatore parmigiano seguì la prima Desmosedici tra piste vuote, prototipi e test riservati
Vittoriano Guareschi fu il primo collaudatore della Ducati Desmosedici, prima che la casa italiana diventasse protagonista in MotoGP. Il pilota parmigiano, classe 1971, lavorò allo sviluppo della moto destinata a Casey Stoner e, prima ancora, a Loris Capirossi.
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La prima Desmosedici
La Ducati Corse lo chiamò nel 2002, quando il progetto per l’ingresso nella classe regina era appena partito. Guareschi non doveva soltanto guidare: il suo compito consisteva nel riconoscere le reazioni della moto e trasformarle in indicazioni utili per gli ingegneri.
La GP2, versione iniziale della Desmosedici, era potente ma ancora difficile da gestire. Poteva raggiungere i 320 chilometri orari, ma restava da capire come si sarebbe comportata alle alte velocità e se avrebbe mantenuto la traiettoria. A Guareschi spettava verificare sul campo ogni limite del prototipo.
Prove lontano dagli occhi
Per quasi dieci anni il collaudatore portò le moto dello sviluppo soprattutto sulle piste del Mugello e di Jerez. I test si svolgevano spesso lontano dall’attenzione generale, anche su circuiti deserti, mentre la Ducati cercava di costruire passo dopo passo il proprio progetto per la MotoGP.
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Durante quel periodo Guareschi assistette all’arrivo dell’elettronica e provò soluzioni che avrebbero anticipato l’abbassatore oggi utilizzato sulle moto da gara. Alcune prove lo portarono persino a trascorrere giornate in sella all’interno della galleria del vento.
Il lavoro prima delle vittorie
Il contributo del collaudatore rimase dietro le quinte, ma fu parte del percorso che condusse la Ducati ai primi risultati. Quando Loris Capirossi vinse a Barcellona nel 2003, al debutto stagionale, una quota di quel successo derivava anche dai chilometri accumulati da Guareschi sui prototipi.
La Desmosedici di oggi è profondamente diversa da quella degli esordi. La sua storia in MotoGP, però, iniziò con le prove solitarie del pilota parmigiano, chiamato a rendere affidabile una moto ancora da conoscere e da sviluppare.
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