Toyota sfida Usa e Cina: l’auto autonoma arriva dal 2028
La casa giapponese prepara un’intelligenza artificiale sviluppata in proprio e la sta già sperimentando su un SUV Lexus nelle strade di Tokyo.
La partita sulla guida autonoma si sposta sempre più sul terreno dell’intelligenza artificiale, e Toyota ha scelto di non affidarsi completamente a società esterne. Il costruttore giapponese punta a realizzare internamente il sistema destinato alle proprie vetture, con l’obiettivo di avviare l’installazione su alcuni modelli dal 2028 e ridurre quasi del tutto la necessità dell’intervento umano al volante.
Il progetto nasce anche dall’esigenza di recuperare terreno nei confronti dei concorrenti statunitensi e cinesi. Per Toyota, tuttavia, la scelta ha un ulteriore risvolto: mantenere il controllo di una tecnologia considerata strategica e legata anche a questioni di sicurezza nazionale.
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Il primo test è già a Tokyo
Un SUV Lexus dotato del nuovo sistema è stato utilizzato in una prova su strada nella capitale giapponese. L’azienda prevede di ampliare gradualmente l’impiego della tecnologia, fino a coinvolgere una gamma più vasta di modelli entro il 2030.
Il funzionamento viene definito da Toyota come un approccio completo: l’intelligenza artificiale di bordo dovrebbe riconoscere ciò che accade intorno al veicolo e gestire la marcia senza dipendere dalle decisioni del conducente. L’applicazione è pensata sia per i percorsi urbani sia per le autostrade.
A sorvegliare le scelte del sistema ci sarà inoltre un programma chiamato “Guardrail”, progettato per verificare le decisioni dell’intelligenza artificiale quando si presentano situazioni non previste. L’obiettivo è affiancare all’automazione un ulteriore livello di controllo.
Dieci milioni di auto come fonte dati
Toyota conta di sfruttare la propria dimensione industriale per addestrare e perfezionare il sistema. I circa 10 milioni di veicoli venduti ogni anno nel mondo potrebbero infatti fornire una quantità significativa di informazioni utili allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Finora i sistemi di guida autonoma hanno combinato telecamere, sensori, mappe molto dettagliate e programmi di intelligenza artificiale. I progressi più recenti hanno però spinto nuove aziende a puntare soprattutto su quest’ultima tecnologia, aumentando la pressione sui costruttori tradizionali.
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I punti ciechi restano il problema
Anche un sistema avanzato può commettere errori. Toyota riconosce che l’intelligenza artificiale potrebbe non individuare in tempo un’auto o un pedone che compaia all’improvviso da una zona nascosta, per esempio dietro un edificio o all’uscita di una strada stretta.
Per ridurre questo rischio, il costruttore sta studiando strumenti collocati nell’ambiente circostante e non soltanto a bordo dell’auto. Gli esperimenti sono condotti a Woven City, il laboratorio urbano realizzato a Susono, nella prefettura di Shizuoka.
Una delle soluzioni allo studio prevede l’installazione di telecamere sui semafori. Questi dispositivi potrebbero riconoscere pedoni non visibili al conducente o ai sensori della vettura e trasferire l’informazione al sistema di guida autonoma, così da prevenire possibili incidenti.
Il Giappone pensa a una rete comune
La ricerca di Toyota si inserisce in un progetto più ampio per lo sviluppo della mobilità automatizzata in Giappone. A settembre, l’associazione dei costruttori giapponesi aveva presentato un percorso per favorire la diffusione della guida autonoma.
La proposta mantiene la competizione tra le aziende, ma prevede anche una collaborazione con le istituzioni. Al centro c’è l’ipotesi di una piattaforma capace di raccogliere e condividere le immagini provenienti dalle telecamere installate lungo le strade, mettendo a disposizione delle auto informazioni aggiuntive sull’ambiente circostante.
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