Tesla, accusa in Corea: FSD venduto senza omologazione
Associazione di consumatori: il pacchetto è stato offerto a oltre 170.000 auto prive dei requisiti locali
Tesla è stata segnalata all’autorità antitrust della Corea del Sud per la vendita del sistema FSD su veicoli privi delle autorizzazioni necessarie. L’esposto, presentato da Citizens United for Consumer Sovereignty, contesta alla casa automobilistica una comunicazione commerciale ritenuta ingannevole.
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L’esposto contro Tesla
Secondo l’associazione, Tesla avrebbe continuato a proporre il pacchetto ai clienti sudcoreani pur sapendo che la maggior parte delle Model 3 e Model Y presenti nel Paese non poteva utilizzarlo legalmente. Le vetture, prodotte nello stabilimento cinese di Shanghai, non avrebbero infatti ottenuto le approvazioni tecniche richieste dalle autorità locali.
Nel mirino della denuncia è finita anche la promozione diffusa nel 2025, compreso un video realizzato su strade sudcoreane. Per i consumatori, quei materiali non chiarivano che il funzionamento dell’FSD sarebbe stato possibile soltanto su una quota ridotta delle auto vendute.
I costi per gli automobilisti
Per diversi anni Tesla ha chiesto un pagamento unico di 9,043 milioni di won, pari a circa 6.000 euro. Ad agosto il costruttore ha sostituito quella formula con un abbonamento mensile da 150.000 won, circa 100 euro.
Dal 2023 Tesla ha immatricolato in Corea del Sud più di 170.000 veicoli costruiti a Shanghai. Le registrazioni di questi modelli sono cresciute di oltre cinque volte tra il 2023 e il 2025, aumentando il numero dei clienti potenzialmente coinvolti nella contestazione.
Le autorizzazioni dei diversi modelli
Model S, Model X e Cybertruck arrivano dagli impianti statunitensi e beneficiano dell’accordo commerciale Korus, che riconosce gli standard di sicurezza degli Stati Uniti. Sono stati quindi gli unici modelli ad avere l’FSD attivato quando Tesla ha introdotto il sistema nel mercato sudcoreano alla fine del 2025.
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Per le Model 3 e Model Y prodotte a Shanghai non esiste un’intesa analoga tra Cina e Corea del Sud. Il ministero competente ha inoltre riferito a un parlamentare che il sistema non rispetta le norme di sicurezza nazionali, rendendo tutt’altro che automatica una futura approvazione.
La situazione in Europa
L’associazione chiede alla KFTC di impedire a Tesla di vendere l’FSD sulle vetture non abilitate, oltre ad applicare sanzioni e a trasmettere il caso agli investigatori statali. La contestazione arriva nell’anno in cui Tesla ha superato BMW come marchio automobilistico d’importazione più venduto in Corea del Sud.
Anche nell’Unione europea l’autorizzazione è ancora ferma. La certificazione provvisoria ottenuta presso l’autorità olandese RDW sulla base delle norme UN-R-171 DCAS non è sufficiente: per estendere il sistema agli Stati membri serve il via libera a maggioranza qualificata del comitato TCMV.
Finora l’FSD è stato riconosciuto soltanto da circa dieci Paesi. Per rispondere alle obiezioni delle autorità europee, Tesla ha inoltre rinunciato all’uso commerciale della denominazione Full Self-Driving (Supervised), scegliendo Tesla Assisted Driving e indicando che si tratta di un sistema di Livello 2+ con supervisione obbligatoria del conducente.
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