Si spegne il campione Ducati: Bruno Spaggiari aveva 93 anni
Dal titolo italiano del 1958 al podio mondiale e alla beffa di Imola: il ricordo del pilota reggiano, scomparso dopo una vita nel motociclismo
L’ultimo saluto a Bruno Spaggiari è fissato per lunedì 26 ottobre alle 17, con la benedizione nella casa funeraria Reverberi di via Terenzin 21, a Rubbianino di Quattro Castella. Il pilota reggiano è morto a 93 anni, lasciando un ricordo profondo tra gli appassionati Ducati.
Tra le persone che gli devono molto c’è Franco Uncini, lanciato da Spaggiari nelle competizioni derivate di serie. «Bruno disse no, è troppo presto, Franco deve crescere, deve fare la sua strada», ricordava il campione marchigiano, ripensando a quando la MV Agusta lo aveva cercato come sostituto di Gianfranco Bonera. Una scelta che Uncini comprese soltanto più tardi, definendo Spaggiari un uomo di grande personalità.
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Un talento costruito tra Ducati e pista
Spaggiari aveva iniziato a farsi conoscere nelle gare di gran fondo con la Ducati Marianna, affrontando prove come la Milano-Taranto e il Motogiro. Nel corso della carriera cambiò più volte squadra: passò alla MV per prendere il posto di Provini, approdò poi alla Benelli e corse anche in Spagna con Ducati Mototrans.
Il ritorno in Italia, nel 1964, coincise con un nuovo titolo nazionale nella classe 125. La sua attività agonistica si sviluppò nell’arco di venti stagioni, mentre il rapporto con Ducati si allargò fino ai ruoli di pilota ufficiale, collaudatore e concessionario. Nel 1974 lasciò le corse per concentrarsi sul commercio motociclistico.
Il giorno che lo rese immortale
Il risultato più ricordato rimane quello ottenuto nella prima 200 Miglia di Imola, nel 1972. Spaggiari rimase al comando per 320 chilometri insieme a Paul Smart, ma nell’ultimo giro la sua Ducati 750 accusò la mancanza di una quantità minima di carburante: arrivò così un secondo posto entrato nella storia della gara.
Nello stesso anno conquistò anche l’unico podio iridato della 500 bicilindrica a L. Al Gran Premio delle Nazioni di Imola terminò terzo, alle spalle delle MV di Giacomo Agostini e Pagani. Le sue prestazioni avrebbero potuto condurlo a un titolo mondiale, ma il ritiro delle case italiane dal campionato nel 1957 ridusse quella possibilità.
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Il campione del 1958 e l’uomo
La stagione più brillante arrivò nel 1958, quando Spaggiari vinse il campionato italiano Seniores e il Gran Premio delle Nazioni a Monza con la 125 Desmo. In quell’occasione cinque Ducati precedettero una MV, confermando il valore del pilota emiliano e della moto bolognese.
A chi gli chiedeva delle origini della sua carriera raccontava di essere cresciuto tra bicicletta e motocicletta. «Venivo da una famiglia povera, ho provato con la bici, mi è andata male», spiegava, ricordando di essere veloce in salita ma frenato dalla paura nelle discese. Nel motociclismo, quella paura riuscì evidentemente a superarla.
L’eredità lasciata a Uncini
Nel 1975 le Ducati 750 Super Sport gialle della squadra guidata da Spaggiari ottennero numerosi successi nelle derivate di serie. Uncini ne faceva parte e descriveva quel gruppo come già organizzato con criteri professionali, sottolineando la precisione e la serietà del suo responsabile.
Spaggiari aveva notato Uncini dopo una vittoria contro Giulio Sabattini, conosciuto come Pollicino, e attraverso Ducati aveva coinvolto entrambi nel progetto. La sua scomparsa lascia la moglie Loredana, le figlie Elisabetta ed Emanuela, il genero Giorgio e i nipoti Giada, Giacomo e Miranda, oltre a molti amici e agli appassionati che ne ricordano le imprese.
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