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RIME chiede di fermare la riforma del Codice della strada

La rete di 42 organizzazioni denuncia meno tutele per pedoni, ciclisti e Comuni nel decreto approvato il 13 ottobre

RIME ha chiesto di sospendere l’iter della riforma del Codice della strada e di riaprire il confronto sul testo approvato il 13 ottobre.

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Le iniziative per le vittime

La Rete Italiana Mobilità Equa, che riunisce 42 organizzazioni, sosterrà il 15 novembre le iniziative organizzate in Italia per la Giornata mondiale in ricordo delle vittime sulla strada. La rete considera sicurezza, accessibilità e trasporto pubblico elementi essenziali del diritto alla mobilità.

Francesca Chiodi, presidente del Movimento Diritti dei Pedoni e portavoce di RIME, ha riassunto così la critica al provvedimento: «Stiamo riscrivendo le regole partendo dalla domanda sbagliata: come far circolare i veicoli, anziché come far muovere le persone». Secondo Chiodi, proteggere chi si sposta non limita la circolazione, ma ne garantisce l’accesso a tutti.


Trasporti e sicurezza senza fondi

La rete segnala che il Fondo Nazionale Trasporti dispone di risorse insufficienti e che il Piano nazionale della sicurezza stradale 2030 non è finanziato. Anche l’Osservatorio nazionale, istituito nel 2022, non è ancora operativo.

Per RIME, la Legge di Bilancio 2027 dovrebbe aumentare gli stanziamenti destinati al trasporto pubblico locale e ai sistemi di trasporto rapido di massa. Vengono chiesti fondi anche per il Piano nazionale della sicurezza stradale, per il Piano generale della mobilità ciclistica e per programmi strutturali di educazione e sensibilizzazione.


Le critiche al nuovo Codice

Nel 2025 le vittime sulle strade italiane sono state 2.868. Il dato è diminuito rispetto all’anno precedente, ma il Paese rimane distante dall’obiettivo europeo di dimezzare i morti entro il 2030.

Stefano Guarnieri, presidente della Fondazione Lorenzo Guarnieri, ha ricordato che ogni decesso stradale segnala un fallimento della prevenzione e non un destino inevitabile. Secondo l’ISTAT, l’alta velocità è la principale causa degli incidenti mortali nelle città; per questo RIME contesta la riduzione delle sanzioni urbane e l’assenza di controlli automatici sulle strade con limite a 30 km/h.

Il testo contestato modifica inoltre le regole per gli attraversamenti pedonali. Chi percorre le strisce dovrebbe verificare di essere stato notato e che il conducente abbia intenzione di fermarsi, una condizione che secondo le organizzazioni indebolisce la protezione di bambini, anziani e persone con disabilità.

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Anche per chi usa la bicicletta la tutela resterebbe incerta: la distanza minima di 1,5 metri durante il sorpasso continuerebbe a valere soltanto «ove possibile». La rete ritiene che questa formula renda difficile applicare concretamente la protezione.


Velocità e poteri dei Comuni

RIME contesta l’assenza di un limite ordinario di 30 km/h per le strade urbane locali e di quartiere. Il decreto introdurrebbe inoltre nuovi impedimenti per le amministrazioni che intendono ridurre la velocità nei centri abitati, nonostante questo fattore incida sulla gravità degli scontri.

Marco Granelli, assessore alle Opere Pubbliche di Milano, ha sostenuto che i Comuni debbano poter intervenire sui limiti, mettere in sicurezza gli attraversamenti, creare aree pedonali e organizzare il traffico in base alle caratteristiche dei territori. Le regole nazionali, secondo Granelli, dovrebbero fissare criteri comuni senza impedire alle città di adottare misure efficaci.

La bozza trasferisce una parte maggiore delle competenze a Ministeri e Prefetti e collega i provvedimenti locali anche alle esigenze del traffico privato e delle attività economiche. Aumentano così, secondo RIME, vincoli e possibilità di ricorso contro le decisioni comunali.


Controlli e sanzioni

Tra le modifiche contestate c’è la riduzione da 90 a 45 giorni del termine per notificare alcune violazioni accertate a distanza. La rete teme che la carenza di personale e risorse possa portare all’annullamento di multe regolarmente rilevate.

Il decreto non prevede sistemi elettronici per verificare l’uso del cellulare durante la guida e ridimensiona le sanzioni per gli eccessi di velocità, soprattutto nei centri urbani. RIME sostiene che il provvedimento sposti sui soggetti più esposti il compito di evitare il pericolo, invece di agire sulle condizioni che lo producono.

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