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Motori 2 min di lettura27 min fa

Pompe ENI a secco: il tetto resta, ma Bergamo protesta

Il blocco dei prezzi viene confermato fino alla fine del 2026, mentre i gestori bergamaschi denunciano rifornimenti insufficienti e temono nuovi disagi.

Il vantaggio promesso agli automobilisti rischia di trasformarsi in un problema concreto: in diverse stazioni ENI della provincia di Bergamo il carburante è mancato per giorni, soprattutto il gasolio. La situazione ha spinto i gestori a proclamare lo stato di agitazione e a chiedere l’intervento delle autorità.

La protesta arriva mentre ENI conferma il mantenimento del tetto ai prezzi fino alla fine del 2026. La misura, pensata per contenere la spesa degli automobilisti, sta però alimentando forti tensioni sulla disponibilità dei prodotti secondo i rappresentanti dei distributori bergamaschi.

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A Bergamo la protesta si accende

La Figisc Confcommercio Bergamo ha riferito che i gestori degli impianti ENI della provincia si sono riuniti in un’assemblea straordinaria. Al centro dell’incontro sono finite le difficoltà di approvvigionamento che stanno ostacolando la normale operatività della rete locale.

Secondo quanto emerso dalla riunione, numerose stazioni di servizio sono rimaste senza carburante per più giornate consecutive. Le conseguenze hanno riguardato non soltanto i gestori, ma anche cittadini, aziende e servizi essenziali che dipendono dalla continuità delle forniture.


Il tetto sui prezzi resta in vigore

ENI manterrà fino a dicembre 2026 i valori massimi fissati per i propri carburanti: 2,25 euro al litro per il diesel e 1,99 euro per la benzina. L’azienda ha spiegato che continuerà a seguire l’andamento del mercato, l’evoluzione dei prezzi e la disponibilità effettiva delle forniture prima di decidere eventuali modifiche ai listini.

La prima applicazione della misura risale al 28 settembre, quando il limite venne introdotto per 30 giorni nei punti Enilive, comprese le aree autostradali. In quella fase lo sconto rispetto ai valori medi arrivava a 17 centesimi al litro; in seguito anche altri operatori hanno adottato iniziative analoghe, con soglie differenti.

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Il rischio di nuovi impianti vuoti

Per l’assemblea bergamasca, il problema deriverebbe da una carenza logistica già presente nella rete ENI, resa più grave dall’introduzione del tetto ai prezzi. L’aumento della domanda avrebbe così contribuito a esaurire rapidamente le scorte, lasciando gli automobilisti in coda davanti a pompe che si svuotano in poco tempo.

I gestori temono inoltre che le difficoltà possano coinvolgere altri marchi, soprattutto nelle Valli e nella Bassa Bergamasca, dove la rete dei distributori è meno capillare. Per questo hanno deciso di informare formalmente il Prefetto di Bergamo, chiedendo che l’evoluzione venga seguita e che siano valutate eventuali iniziative di competenza.


Insegne spente durante la notte

Lo stato di agitazione sarà reso visibile attraverso lo spegnimento notturno delle insegne luminose degli impianti. I gestori lo considerano un segnale di protesta e di richiamo verso una condizione definita dall’assemblea «ormai non più sostenibile».

La politica di contenimento dei prezzi adottata da ENI da marzo, dopo l’inizio del conflitto in Medio Oriente, insieme al tetto sui carburanti, avrebbe un costo complessivo di 700 milioni di euro per il gruppo. Nonostante l’impatto economico, i bilanci più recenti confermano una situazione finanziaria positiva per l’azienda.

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