Pirelli, finisce un’era: il WorldSBK cerca il nuovo riferimento
Dopo 23 anni e oltre un milione di giri, il costruttore italiano chiude il capitolo della fornitura unica lasciando in eredità tecnologia, record e sicurezza.
«Per oltre due decenni abbiamo fatto del WorldSBK un laboratorio di innovazione, contribuendo alla sua evoluzione». Giorgio Barbier, responsabile delle attività corse motociclistiche di Pirelli, ha riassunto così, dopo l’appuntamento di Jerez, il percorso compiuto dall’azienda nei campionati mondiali delle derivate di serie. Un’esperienza che, secondo il dirigente, continuerà a influenzare sia le competizioni sia lo sviluppo degli pneumatici stradali.
Il futuro del campionato apre però un interrogativo: dal 2027 Pirelli non sarà più il fornitore unico. La casa italiana continuerà a lavorare in altri campionati dedicati alle moto derivate dalla produzione, ma in Superbike lascia uno standard costruito in 23 anni di evoluzione, con effetti sulla competitività, sulla qualità del servizio e sulla sicurezza dei piloti.
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L’eredità va oltre i record
Nel periodo compreso tra il 2004 e il 2026, Pirelli ha accompagnato 289 appuntamenti e 661 gare. I piloti hanno completato complessivamente 1.139.055 giri, mentre 1.020 concorrenti sono scesi in pista sui 33 circuiti coinvolti dal campionato.
Tra i dati più significativi figurano i 339,500 km/h raggiunti da T. Sykes con Kawasaki a Monza nel 2012 e la media di gara più elevata, pari a 201,814 km/h, registrata da M. Melandri su BMW a Monza nel 2013. Sul singolo giro, sempre a Monza, Sykes ha fissato una media di 205,459 km/h nel 2013. Italia, Spagna e Regno Unito sono state le nazioni con più appuntamenti ospitati, rispettivamente 51, 41 e 30; Magny-Cours, Phillip Island, Assen e Misano hanno invece accolto il maggior numero di gare, 54 ciascuno.
La stagione 2026 ha aggiunto altri numeri al bilancio: 10 record assoluti sul giro, altrettanti primati in gara, 30 piloti iscritti, 17 specifiche di pneumatici — 5 anteriori e 12 posteriori — e 5.544 coperture utilizzate. Fino a Estoril, i giri completati dai partecipanti erano 47.363; il dato dei record in gara doveva ancora essere aggiornato con il round di Jerez.
Una svolta nata nel 2004
L’accordo con l’allora Flammini Group, gestore e promotore dei campionati, cambiò l’equilibrio tecnico della Superbike. L’introduzione della fornitura unica mise sullo stesso piano squadre ufficiali e private, superando il precedente sistema nel quale i team sostenuti dai costruttori potevano contare su pneumatici più performanti, mentre gli altri dovevano acquistare prodotti meno competitivi.
La scelta suscitò reazioni contrastanti, anche perché alcuni osservatori temevano che l’assenza di concorrenti avrebbe rallentato la ricerca. Pirelli adottò invece una direzione opposta: trasformò le gare in un banco di prova permanente e utilizzò i risultati ottenuti in pista per sviluppare prodotti destinati anche alle motociclette stradali.
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Il lavoro venne condotto insieme a organizzatore, Federazione, costruttori e squadre. Barbier ha ricordato che l’obiettivo non fu soltanto mantenere un livello competitivo, ma migliorare ogni stagione le coperture e rispondere alla crescente richiesta di pneumatici specifici per l’uso in pista, trasferendo poi quelle soluzioni alla produzione di serie.
Dalla RC30 alle ultime mescole
Il primo capitolo del rapporto con la Superbike risale al 1989, quando la Honda RC30 del team Rumi, affidata al campione in carica Fred Merkel, conquistò nuovamente il titolo con pneumatici Pirelli. Dopo una pausa, l’azienda tornò nel 2004 come fornitore ufficiale unico, avviando il percorso che avrebbe legato in modo sempre più stretto gara e strada.
Nel 2005 arrivò il DIABLO™ Superbike, destinato a diventare il riferimento della gamma liscia da competizione. Due anni più tardi fu introdotto il DIABLO™ Supercorsa per le categorie minori; da quel progetto nacque nel 2008 il DIABLO™ Supercorsa SP, pensato per le moto stradali ad alte prestazioni.
La ricerca proseguì con la mescola SC0, presentata nel 2012 per il DIABLO™ Superbike e trasferita alla gamma stradale l’anno seguente. Il 2013 segnò anche il passaggio dai cerchi da 16,5 a quelli da 17 pollici, mentre nel 2018 comparvero le misure 125/70 all’anteriore e 200/65 al posteriore. Nel 2019 fu introdotta la SCX supersoft e nel 2022 la SCQ extrasoft, progettata per ottenere il massimo sul giro singolo. Dal 2020 tutte le classi utilizzavano pneumatici lisci.
L’ultimo titolo porta Ducati
Il campionato terminato a Jerez ha chiuso il ciclo con un’ulteriore fase di sviluppo, portata avanti fino all’ultimo appuntamento. Nicolò Bulega è diventato l’ultimo campione del mondo dell’epoca Pirelli, raccogliendo idealmente il testimone da James Toseland, primo iridato del periodo iniziato nel 2004: entrambi hanno conquistato il titolo in sella a una Ducati.
Nel bilancio finale restano i primati stabiliti sui circuiti e il riconoscimento ricevuto dai campioni e dai costruttori presenti nel campionato. L’esperienza maturata da tecnici e squadre continuerà a sostenere l’innovazione dell’azienda, anche se dal 2027 il ruolo di fornitore unico passerà a un altro protagonista.
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