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Motori 3 min di lettura15 ott

Moto perfetta? La ragione dice maxienduro, il cuore sceglie VTR

Dopo anni trascorsi a provare modelli diversi, la risposta cambia completamente quando entra in gioco la passione: ecco il confronto tra scelta razionale e moto del cuore.

La moto più adatta a una giornata di curve non coincide necessariamente con quella capace di accendere più emozioni. Dopo aver provato praticamente ogni genere, la mia scelta razionale porta verso una configurazione precisa; quando però entra in gioco la passione, il verdetto cambia radicalmente.

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La scelta che funziona davvero

Per affrontare viaggi, tornanti e tratti dal fondo imperfetto sceglierei una maxienduro. Permette di muoversi rapidamente e senza rinunciare al comfort, mentre la ruota anteriore da 21 pollici — oppure da 19 — aiuta quando l’asfalto presenta buche, rattoppi o condizioni tutt’altro che ideali.

Il vantaggio, inoltre, non si esaurisce al termine della strada asfaltata. Una moto di questo tipo consente di proseguire anche su percorsi sterrati, ampliando le possibilità di utilizzo senza sacrificare troppo il piacere nella guida su strada.


Settanta cavalli possono bastare

Quanto alla cilindrata, non sceglierei necessariamente il motore più potente. I cavalli in più regalano sempre soddisfazioni, ma una settantina, se distribuiti bene, sono già sufficienti per divertirsi e affrontare la maggior parte delle situazioni. Il limite emerge soprattutto nei sorpassi, quando si viaggia in coppia e con i bagagli, mentre nel fuoristrada una potenza superiore può diventare persino difficile da gestire.

Questa conclusione nasce anche da un’esperienza diretta: nel 2022, partecipando al Campionato Italiano Motorally con una Yamaha Ténéré 700, ho verificato quanto i suoi 70 cavalli potessero essere più che adeguati anche lontano dall’asfalto.


Il carattere del bicilindrico parallelo

Per il frazionamento, la mia preferenza va al bicilindrico parallelo. Rispetto a un V2 o a un boxer è una soluzione meno sofisticata, ma la sua struttura compatta facilita l’inserimento nel telaio e lascia spazio a un forcellone più lungo, con benefici sulla trazione.

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La fasatura a 270 gradi aggiunge poi personalità, coppia e una risposta simile a quella di un bicilindrico a V di 90 gradi. Yamaha introdusse questa soluzione circa 30 anni fa sulla TRX 850; da allora è diventata molto comune sulle moderne moto con due cilindri paralleli, perché unisce dimensioni contenute, costi più gestibili e un comportamento gradevole.


Poi arriva la moto del cuore

La contraddizione emerge quando si passa dalla moto più sensata a quella preferita in assoluto. In quel caso la scelta è una supersportiva da mille centimetri cubi, con motore bicilindrico a V di 90 gradi, distribuzione a cascata d’ingranaggi e 136 cavalli.

Il riferimento è la Honda VTR SP1, conosciuta in altri mercati come RC51. È l’esatto opposto della maxienduro indicata come soluzione più efficace, ma occupa da anni un posto speciale tra le mie preferite, tanto da essere stata protagonista della rubrica Youngtimer.


Tra equilibrio e passione

Non c’è quindi un errore di valutazione: la moto ideale per l’uso concreto e quella capace di emozionare possono essere due mezzi completamente diversi. La prima nasce dall’esperienza e dall’analisi delle esigenze; la seconda appartiene alla sfera del desiderio.

In fondo, nel motociclismo la razionalità conta fino a un certo punto. La risposta più autentica probabilmente contiene entrambe le componenti: se ciò che serve coincide con ciò che si ama, allora si è davvero trovato il risultato migliore.

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