Leclerc lancia l’allarme: “In certi momenti la F1 ci sfugge
Il pilota Ferrari mette in luce i rischi delle nuove monoposto sul bagnato dopo il caos vissuto in Malesia durante il giro di formazione.
Il debutto delle monoposto costruite secondo le regole tecniche del 2026 ha lasciato un interrogativo pesante: quanto riescono davvero i piloti a governarle quando l’asfalto è bagnato? Il Gran Premio di Malesia ha offerto una risposta preoccupante, con una serie di guasti elettronici che ha compromesso il giro di formazione e alimentato dubbi sulla sicurezza.
La pioggia svela il problema
L’episodio verificatosi prima della partenza non ha precedenti nella storia della Formula 1. Diverse vetture sono rimaste ferme o hanno accusato malfunzionamenti anomali, trasformando la preparazione della gara in una scena surreale e aprendo un nuovo fronte di discussione per FIA e Formula 1.
Max Verstappen e Lewis Hamilton, intervenuti in conferenza stampa, hanno accostato quanto accaduto a una gara disputata con costruzioni giocattolo. Charles Leclerc, invece, ha concentrato l’attenzione su un aspetto ancora più delicato: il margine di comando che resta al pilota quando intervengono i sistemi elettronici della vettura.
Leclerc chiede correttivi
A Sky Sport F1 è stato domandato al monegasco se queste automobili possano essere condotte sotto la pioggia. La sua risposta ha evidenziato la presenza di situazioni in cui il pilota non riesce a gestire pienamente né il comportamento della monoposto né l’erogazione proveniente dall’unità di potenza.
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Leclerc ha spiegato che le vetture possono affrontare l’acqua, ma ha definito rischiosa la perdita di controllo determinata da alcune condizioni operative. Il tema era già emerso nei mesi scorsi, proprio per il peso assunto dai sistemi di gestione elettronica, ma le sue parole hanno riportato il problema al centro dell’attenzione.
Nel 2027 attesi miglioramenti
FIA e Formula 1 hanno già approvato interventi correttivi destinati a entrare in gioco nel 2027. L’obiettivo sarà limitare le circostanze più pericolose e restituire ai piloti una gestione più prevedibile della potenza e della vettura.
Il fine non è soltanto migliorare il comportamento delle monoposto in condizioni di pioggia, ma anche evitare che problemi tecnici o logiche elettroniche incidano in modo decisivo sulla capacità di chi guida di reagire. L’esperienza malese ha quindi funzionato come un primo, severo banco di prova per il nuovo regolamento.
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