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Motori 2 min di lettura18 ore fa

La capsula sfida i 644 km/h: l’ACK Attack torna in Bolivia

Rocky Robinson proverà a spingere oltre il limite il siluro da più di 1.000 cavalli, cercando di migliorare il record mondiale FIM stabilito nel 2010

La protezione di Rocky Robinson sarà affidata a una struttura chiusa e rinforzata, nella quale il pilota guiderà sdraiato per ridurre la resistenza dell’aria. L’abitacolo comprende una gabbia progettata per assorbire vibrazioni e limitare i rischi in caso di ribaltamento, oltre a un impianto antincendio e a una riserva indipendente di ossigeno.


Il controllo passa da gomme e assetto

Sul fondo compatto del Salar de Uyuni, anche la gestione della potenza sarà decisiva. Pneumatici sviluppati appositamente dovranno garantire aderenza, mentre l’acceleratore sarà dosato con estrema precisione per impedire alle ruote di perdere presa durante la progressione.

La stabilità diventa ancora più delicata oltre i 560 km/h, quando una turbolenza minima può compromettere la traiettoria. Per mantenere il mezzo governabile sono state aggiunte alette stabilizzatrici e studiata una distribuzione dei pesi estremamente accurata, pensata per conservare l’equilibrio direzionale.


Un record fermo dal 2010

A tentare l’impresa sarà ancora Rocky Robinson, già autore del primato mondiale FIM con 606 km/h, pari a 376 miglia orarie, raggiunti nel 2010. Quel risultato non è stato ancora superato e resiste da sedici anni, mentre il nuovo obiettivo è oltrepassare la soglia delle 400 miglia orarie, equivalenti a circa 644 km/h.

Il progetto porta la firma di Mike Akatiff, progettista e proprietario che da oltre vent’anni lavora allo sviluppo dell’ACK Attack. La finalità è ottenere la conferma ufficiale del mezzo come motocicletta più veloce al mondo, affrontando difficoltà tecniche che vanno dalla trazione alla sicurezza del pilota.

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In Bolivia per il nuovo tentativo

L’ACK Attack è un veicolo lungo più di sei metri, costruito per viaggiare a pochi centimetri dal suolo. La carrozzeria, realizzata con fibra di carbonio e Kevlar, racchiude due propulsori derivati dalla Suzuki Hayabusa, entrambi sovralimentati e profondamente modificati.

I due motori lavorano insieme e sviluppano una potenza complessiva superiore ai 1.000 cavalli. Dopo l’ultimo tentativo del 2023 e una lunga fase di preparazione, il gruppo Top 1 punta a tornare in azione a ottobre, scegliendo la distesa salata boliviana come teatro della prova.

Il Salar de Uyuni, la più vasta pianura salata del pianeta, offre lo spazio necessario per una corsa di questo tipo. Le sue dimensioni permettono di cercare velocità superiori a quelle raggiungibili sulla pista di Bonneville, dove erano stati ottenuti i precedenti primati.

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