Ibride ricaricabili, l’Ue valuta serbatoi di benzina più piccoli
La misura punta a spingere le ricariche e a ridurre la distanza tra consumi dichiarati e utilizzo quotidiano
L’Unione europea sta valutando serbatoi più piccoli per le auto ibride ricaricabili, così da favorire l’impiego della trazione elettrica.
La tecnologia plug-in offre vantaggi concreti soltanto quando la batteria viene collegata con regolarità. Un eventuale limite al carburante potrebbe quindi modificare sia la progettazione delle vetture sia le abitudini di chi le guida, riducendo la convenienza dei lunghi viaggi affidati esclusivamente al motore termico.
Nel 2023 questi modelli rappresentavano l’8,6% delle nuove immatricolazioni nell’Unione europea. I costruttori puntano a mantenerne la commercializzazione anche oltre il 2035, data associata agli obiettivi europei sulla riduzione delle emissioni delle nuove auto.
GioiaPura
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Il divario tra dati e strada
Le istituzioni europee stanno esaminando una revisione dei criteri con cui vengono stimati consumi ed emissioni delle PHEV. L’intento è avvicinare i risultati dei test alle prestazioni che le vetture mostrano durante l’uso quotidiano.
Secondo un’analisi di Transport&Environment condotta su 127.000 auto immatricolate nel 2023 e basata su dati dell’Agenzia europea dell’ambiente, le emissioni medie sono arrivate a 139 grammi di CO₂ per chilometro. Il valore è quasi cinque volte superiore ai 28 grammi indicati dalle prove ufficiali, con una differenza che l’indagine ha rilevato in crescita nel tempo.
Le ibride ricaricabili sono progettate per coprire in elettrico una parte consistente degli spostamenti giornalieri, spesso entro un raggio di 100 chilometri. Molti proprietari, però, non ricaricano l’accumulatore con continuità e finiscono per utilizzare più spesso il propulsore a benzina.
Serbatoi più contenuti
L’ipotesi discussa a Bruxelles prevede di ridurre la quantità di carburante trasportabile. Con meno benzina disponibile, i percorsi più lunghi richiederebbero soste più frequenti oppure il ricorso alla ricarica della batteria.
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Un serbatoio di dimensioni inferiori avrebbe anche effetti sulla massa dell’auto. Alcuni modelli hanno capacità elevate: la Yangwang U8 arriva a 75 litri, mentre la BYD Seal U ne offre 60. Nel primo caso, la sola benzina può pesare circa 55 chilogrammi, aumentando il carico e quindi i consumi.
A batteria scarica, inoltre, la vettura continua a trasportare l’accumulatore e gli altri componenti del sistema elettrico, senza sfruttarne pienamente il beneficio. Alleggerire il serbatoio diminuirebbe questo peso, ma comporterebbe una minore autonomia alimentata dal carburante.
Nessuna norma approvata
Al momento non esistono né un obbligo per i produttori né un divieto già adottato. Mancano ancora indicazioni sulle dimensioni consentite, sulle scadenze e sulla forma dell’eventuale provvedimento.
La discussione rientra nel confronto più ampio sulla correzione dei valori ufficiali attribuiti alle PHEV. I costruttori hanno chiesto di ridurre i cosiddetti fattori di utilità, cioè i parametri usati per adeguare verso l’alto le emissioni stimate, mentre Transport&Environment ha sollecitato la Commissione europea a non attenuare quelle regole.
Se l’idea diventasse un regolamento, i cambiamenti riguarderebbero dimensioni e configurazione dei futuri modelli, oltre al loro utilizzo quotidiano. La proposta punta dunque a incidere non soltanto sui calcoli di omologazione, ma anche sulla frequenza con cui gli automobilisti ricaricano l’auto.
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Batterie da usare di più: Bruxelles valuta serbatoi ridotti
L’ipotesi riguarda le PHEV, ma non ci sono ancora regole approvate, parametri tecnici o date di applicazione.
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