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Motori 2 min di lettura1 ora fa

Honda, il conto del ritardo: più cavalli ma la AMR26 resta difficile

Koji Watanabe ammette le difficoltà della Honda nelle nuove unità ibride e indica nello sviluppo partito tardi la causa di un ritardo vicino ai due anni.

Il problema dell’Aston Martin non si limita alle scelte aerodinamiche della AMR26: anche Honda è arrivata impreparata alla rivoluzione tecnica del 2026. Secondo Koji Watanabe, il progetto della nuova unità di potenza ha accumulato quasi due anni di ritardo rispetto ai concorrenti, un divario che oggi pesa sulle prestazioni di Fernando Alonso e Lance Stroll.

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Honda paga una partenza tardiva

Watanabe, ormai prossimo all’uscita da Honda, prevista dal 1° gennaio, ha ricondotto le difficoltà soprattutto alla tempistica del programma. L’azienda aveva annunciato il ritorno in Formula 1 nel 2023, con un anno di ritardo rispetto agli altri costruttori, e ha dovuto poi costruire procedure e strutture di lavoro adeguate alla nuova sfida.

Durante la fase iniziale, Honda ha scelto di concentrare le risorse sulle batterie e sul sistema ibrido. In questo settore, secondo il dirigente, gli obiettivi fissati sono stati raggiunti; la conseguenza, però, è stata una tabella di marcia più lenta per il motore a combustione. Il deficit di potenza attuale nasce quindi da una scelta di sviluppo maturata all’interno di un progetto già partito in ritardo.


Più potenza, ma la guida peggiora

I dati elaborati dalla FIA hanno confermato che l’unità Honda è ancora distante da quelle degli altri produttori soprattutto sul fronte della potenza. L’aggiornamento ADUO-2 era stato pensato proprio per ridurre questo limite e aumentare in modo progressivo i cavalli disponibili.

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«Abbiamo raggiunto la potenza che ci eravamo prefissati, ma la guidabilità è tornata simile a quella dei primi tempi», ha spiegato Watanabe. La modifica al processo di combustione ha dunque portato il risultato desiderato in un’area, creando però nuove difficoltà nella gestione della vettura.


Aston Martin cerca ancora la svolta

Il quadro si riflette sui risultati della squadra britannica, considerata la grande delusione del passaggio ai regolamenti 2026. L’attesa per la prima monoposto progettata con il coinvolgimento di Adrian Newey era altissima, ma Aston Martin si è ritrovata spesso nelle posizioni di coda, con Alonso e Stroll costretti a difendersi invece di puntare alle zone più ambiziose della classifica.

A Budapest è arrivata una versione aggiornata della AMR26, una sorta di evoluzione del progetto iniziale, ma il miglioramento è stato soltanto parziale. Honda sostiene di aver compiuto progressi nella guidabilità, mentre Watanabe ha riconosciuto che la potenza rimane ancora insufficiente: il recupero sugli avversari, quindi, richiederà ulteriori interventi.

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