Honda CB900, il rimpianto ha 900 cc: cosa sarebbe successo
La quattro cilindri raffreddata ad aria mostrata nel 1999 sembrava pronta per la strada, ma Honda scelse una 1100 più pesante e meno convincente sul mercato italiano.
La Kawasaki Z900RS ha dimostrato che una moto moderna, ispirata a un modello storico e spinta da un quattro cilindri da 900 cm³, può conquistare il pubblico. È arrivata nel 2017 richiamando le linee della Z1 e si è affermata sia in Giappone sia in Europa. Una formula molto vicina a quella che Honda aveva già messo sul tavolo quasi vent’anni prima.
Ken Nemoto, ex pilota e giornalista motociclistico giapponese, continua per questo a sollecitare la nascita di una CB900 Four. A suo giudizio, anche una versione con meno di 50 CV, necessaria per rispettare le norme sulle emissioni, avrebbe ancora senso. La possibilità che Honda raccolga l’invito resta però remota.
La 1100 non ha convinto l’Italia
La strada imboccata da Honda fu un’altra. La CB1100 debuttò in Giappone nel 2010 e arrivò in Italia soltanto nel 2013, dopo un lungo lavoro per adeguarla ai requisiti antinquinamento. Il suo quattro cilindri misurava 1.140 cm³ e sviluppava 90 CV e 93 Nm, con un prezzo iniziale di 11.250 euro.
La gamma si ampliò con la EX del 2014, dotata di ruote a raggi, e con la RS del 2017, più orientata alla guida sportiva e caratterizzata da cerchi da 17 pollici. La produzione terminò nel 2022, mentre nel nostro Paese la moto rimase soprattutto un modello da ammirare: apprezzata per la cura costruttiva, ma poco presente sulle strade.
Una classica troppo pesante
Il limite della CB1100 non era soltanto commerciale. La moto derivava in larga misura dalla CB1300, aveva una massa vicina ai 250 kg in ordine di marcia e un serbatoio dalle forme rétro molto marcate. Il risultato era una presenza importante, lontana dall’agilità che molti appassionati avevano immaginato osservando la più compatta proposta del 1999.
In Giappone, proprio il ricordo di quella motocicletta rimasta allo stadio di prototipo alimentò la richiesta di una versione più leggera e dinamica. Honda rispose con interventi sul serbatoio e sulla ciclistica, ma senza trasformare radicalmente il progetto. La CB1100 RS rappresentò così un’evoluzione più sportiva, non il ritorno della quattro cilindri da 900 cm³.
Il motore che sembrava già pronto
Per capire perché la CB900 Four continui a suscitare curiosità bisogna tornare al Salone di Tokyo del 1999. Il propulsore esposto non aveva l’aspetto di un semplice elemento scenografico: le fusioni mostravano ancora le lavorazioni tipiche di un’unità in sviluppo. Secondo le indiscrezioni circolate allora, la cilindrata sarebbe stata di 900 cm³.
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Anche il racconto di Nemoto rafforzò quell’impressione. Il giornalista riferì di avere provato in segreto la moto durante i collaudi sulla pista di Motegi e di aver trovato un equilibrio particolarmente riuscito tra motore e ciclistica. Per lui, quella combinazione rappresentava una base concreta per una moto destinata alla produzione.
Il richiamo alla CB750 Four
L’aspetto esterno riprendeva con chiarezza la CB750 Four del 1969, modello considerato il punto d’origine delle moderne quattro cilindri a quattro tempi prodotte in serie. Serbatoio, fianchetti e parte posteriore guardavano al passato, mentre la meccanica cercava una strada completamente nuova.
Honda aveva infatti previsto un quattro cilindri in linea raffreddato ad aria, con distribuzione bialbero e 16 valvole. I cilindri erano disposti verticalmente e il progetto non nasceva dall’adattamento di un motore già esistente. Le dimensioni dichiarate erano 212,4 cm in lunghezza, 87 cm in larghezza e 114 cm in altezza, valori poco superiori a quelli della CB750 RC42 del 1992.
Nel 2007 cambiò tutto
Per rivedere una proposta collegata a quella filosofia occorse attendere il 2007. Sempre a Tokyo comparvero le CB1100F e CB1100R, ma nel frattempo Honda aveva abbandonato l’idea di sviluppare un propulsore completamente inedito.
La nuova base era il quattro cilindri della CB1300, modificato per funzionare con il raffreddamento ad aria e caratterizzato da cilindri leggermente inclinati in avanti. Da quei prototipi prese forma la CB1100 di serie: una moto fedele all’immagine classica del marchio, ma diversa per impostazione, peso e carattere dalla 900 intravista otto anni prima.
Resta quindi una domanda senza risposta: se Honda avesse portato sulle strade quella quattro cilindri da 900 cm³, avrebbe ottenuto un risultato più vicino a quello della Kawasaki Z900RS? La storia della CB1100 suggerisce che l’interesse per una classica più compatta esisteva, ma il progetto originale non arrivò mai a misurarsi con il mercato.
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