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Motori 2 min di lettura8 ore fa

Hamilton, il nodo che Vasseur non ha ancora sciolto in Ferrari

Secondo Pino Allievi, il campione britannico porta talento e influenza, ma anche una gestione complessa per il responsabile della squadra di Maranello.

La velocità ritrovata da Lewis Hamilton nel 2026 non ha cancellato le difficoltà che accompagnano il suo rapporto con la Ferrari. Il pilota britannico è indicato da Pino Allievi come uno dei dossier ancora aperti sulla scrivania di Frédéric Vasseur, soprattutto per la distanza emersa in alcune dichiarazioni e per una gestione non sempre lineare.


Il talento non risolve ogni attrito

Allievi considera Hamilton molto più di un semplice pilota: attorno a lui lavorerebbe una struttura composta da 18 persone, incaricata di seguirne diversi aspetti, dall’abbigliamento all’immagine personale. Proprio questa dimensione, secondo l’analista, rende il sette volte campione del mondo un marchio complesso da integrare nella cultura Ferrari.

«Vasseur sapeva che non avrebbe portato a casa soltanto un pilota, ma un brand», ha osservato Allievi durante il suo intervento. Il giornalista ha citato anche le tensioni legate agli indumenti indossati dal britannico, che in alcuni casi non rispetterebbero gli accordi interni della squadra: un dettaglio apparentemente secondario, ma diventato simbolo della difficoltà di trovare un equilibrio.


Hamilton resta la grande incognita

Le perplessità sulla gestione non riguardano tuttavia il rendimento in pista. Dopo una prima stagione complicata, Hamilton nel 2026 sta sorprendendo per competitività e continuità. Allievi lo ha inserito tra le principali sorprese dell’anno insieme ad Andrea Kimi Antonelli, sottolineando come in pochi avrebbero previsto una crescita di questo livello.

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Il pilota ha attribuito a se stesso un ruolo importante nella trasformazione della squadra, ma Allievi ha ridimensionato questa lettura. A suo giudizio, l’esperienza accumulata in tanti anni di carriera avrà certamente portato indicazioni utili agli ingegneri, comprese preferenze precise sul comportamento della vettura e sull’uso del freno motore, ma non sarebbe corretto attribuire a Hamilton il merito principale della competitività raggiunta.


La macchina nasce dal lavoro tecnico

Secondo Allievi, il miglioramento della Ferrari è soprattutto il risultato del lavoro svolto dal gruppo tecnico guidato da Loïc Serra. La squadra avrebbe costruito una monoposto efficace, capace di esprimere un potenziale elevato anche se in alcune occasioni i risultati sono stati compromessi dalla gestione del fine settimana e della gara.

«La macchina va forte perché intorno a Loïc Serra c’è un gruppo di tecnici eccellenti», ha sintetizzato Allievi. Il riferimento è alle gare nelle quali la Ferrari non è riuscita a vincere o ha commesso errori, nonostante le prestazioni della vettura: per il giornalista, il limite non sarebbe quindi il contributo di Hamilton, bensì la capacità del team di sfruttare con precisione le proprie opportunità.

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