Gilberto Parlotti, il titolo mondiale sfumato al Tourist Trophy
Il pilota triestino morì nel 1972 a 31 anni, quando guidava la classifica iridata della 125
Gilberto Parlotti morì il 9 giugno 1972 durante il Tourist Trophy, mentre era in testa al Mondiale della classe 125.
GioiaPura
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Il ricordo del pilota triestino
A distanza di decenni, il suo nome è ancora legato al falco pellegrino del Carso raffigurato sul casco. Parlotti è ricordato come un corridore generoso e concreto, espressione di un motociclismo costruito con abilità manuale, coraggio e pochi mezzi.
La tragedia cambiò anche la storia della gara sull’Isola di Man. Giacomo Agostini, suo amico, conquistò poche ore più tardi la prova della 500, ma il lutto lo spinse ad abbandonare per sempre il Mountain Course. La protesta dei piloti contribuì, negli anni successivi, alla perdita della validità iridata del TT.
Un campione nato in officina
La carriera di Parlotti apparteneva a un’epoca in cui il lavoro sui motori avveniva spesso lontano dai grandi reparti tecnici. Mani sporche di lubrificante, capacità di ascoltare ogni rumore del propulsore e conoscenza diretta della meccanica erano strumenti decisivi quanto la velocità in pista.
Il suo aspetto contribuiva a renderlo riconoscibile: volto segnato, tuta consumata e sigaretta sempre tra le labbra. Agostini rappresentava il campione elegante e celebrato; Parlotti appariva invece come il meccanico del paddock, quello capace di fermarsi a discutere del funzionamento di un motore.
Nato a Zero Branco nel 1940 e cresciuto a Trieste, lavorò nell’attività di famiglia con il padre Angelo e i fratelli Gino e Silvano. Dopo i primi risultati con il Motom 50, nel 1960 conquistò il titolo nazionale di gincana e affrontò le gare in salita su una Morini 125.
Dalla Tomos alla Morbidelli
Negli anni Sessanta si mise in luce con la Tomos, azienda di Capodistria situata a 22 chilometri da Trieste. La D9 a nove marce, dal peso di appena 38 chili, fu uno dei mezzi sui quali costruì la propria reputazione: con quella casa arrivarono titoli italiani e numerosi successi sul tracciato di Abbazia, oggi Opatija.
Nel 1969 la Benelli lo chiamò per affiancare Kel Carruthers nella gara decisiva della 250 proprio ad Abbazia. Parlotti rinunciò a giocarsi la vittoria personale, firmò il giro più rapido e accompagnò il compagno fino al traguardo, consentendogli di assicurarsi il campionato. Fu anche l’ultima affermazione iridata di una 250 a quattro tempi.
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Nel 1970 Giancarlo Morbidelli gli affidò lo sviluppo della nuova 125 bicilindrica della squadra di Pesaro. Parlotti aprì a Trieste il proprio Racing Store e lavorò per rendere affidabile una moto che all’inizio mostrava diversi problemi. I primi risultati di rilievo arrivarono a Brno e Monza.
La corsa verso il titolo
All’inizio del 1972 la Morbidelli era diventata competitiva al massimo livello. Parlotti vinse al Nürburgring e a Clermont-Ferrand; in Francia la Yamaha presentò anche un reclamo, convinta che una 125 tanto veloce non potesse rispettare il regolamento. In seguito il triestino salì sul podio a Salisburgo e Imola.
Quei risultati lo portarono al comando del campionato, con un margine netto su Chas Mortimer e Ángel Nieto. Per conquistare la corona mancava però la trasferta sull’Isola di Man, una prova che molti piloti consideravano troppo rischiosa per la conformazione del percorso, pieno di muretti, pali e cambi di visibilità.
Nieto scelse di non partecipare, mentre Parlotti si preparò con grande attenzione. Raggiunse l’isola dieci giorni prima, ripassò il tracciato usando un’auto a noleggio e una Ducati 900 e, alla vigilia, percorse ancora il circuito insieme ad Agostini. In quell’occasione l’amico gli ricordò: «Non conta dove devi aprire il gas, ma dove lo devi chiudere».
La gara sotto la pioggia
Il 9 giugno il maltempo rese il Mountain Course ancora più pericoloso, con pioggia intensa, nebbia e carreggiata gelata. Parlotti partì con un ritmo altissimo e, dopo il primo giro, aveva già accumulato 15 secondi di vantaggio.
Alla Verandah, però, la visibilità quasi nulla e le strisce gialle rese viscide dall’acqua compromisero l’aderenza. La moto scivolò ad alta velocità contro un ostacolo e il pilota non ebbe scampo. Parlotti morì a 31 anni, con il titolo mondiale ormai vicino.
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