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Motori 2 min di lettura1 ora fa

Ferrari, la macchina c’è ma i risultati no: l’accusa ad Allievi

Pino Allievi individua nella burocrazia interna e nella gestione operativa di Maranello i freni che impediscono alla Ferrari di trasformare il potenziale in vittorie

La Ferrari, secondo Pino Allievi, non sarebbe alle prese con una vettura fallimentare. Il problema starebbe piuttosto nella capacità della squadra di sfruttarla davvero: dalla preparazione dei diversi circuiti all’esecuzione durante i Gran Premi, fino a una struttura interna che negli anni avrebbe rallentato anche persone di grande valore.


Il potenziale resta senza risultati

Nel corso del più recente appuntamento con le domande degli appassionati, Allievi ha sostenuto che la SF-26 possiede basi tecniche valide. A suo giudizio, il rendimento insufficiente non dipende soltanto dal motore e una parte delle difficoltà emerge nella messa a punto, nella gestione delle gare e nell’adattamento alle caratteristiche dei tracciati.

Il giornalista ha anche ridimensionato il peso attribuito alla power unit Ferrari, ricordando che persino la Red Bull, indicata dalla FIA come dotata del propulsore più efficace, può incontrare problemi su determinati circuiti. Ha poi sottolineato il contributo di Lewis Hamilton, che quest’anno porterebbe esperienza ma anche prestazioni elevate, senza che questo si traduca ancora in risultati all’altezza delle attese.


La burocrazia che ha frenato Maranello

Allievi riconduce il problema più profondo all’organizzazione della Ferrari. «Il problema è la burocrazia dentro Maranello», ha affermato, collegando questa rigidità alla difficoltà della scuderia di valorizzare pienamente i propri tecnici e di dare continuità alle scelte dirigenziali.

Tra gli esempi citati c’è Andrea Stella, passato alla McLaren. La sua uscita, secondo Allievi, non sarebbe stata legata a contrasti politici; piuttosto, all’interno della Ferrari non sarebbe stato riconosciuto in tempo il potenziale necessario per affidargli il ruolo di vertice. Il riferimento serve a evidenziare quanti talenti, nella ricostruzione proposta, siano rimasti penalizzati dai meccanismi interni di Maranello.

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Vasseur sotto esame

Il giudizio sull’attuale gestione di Frédéric Vasseur è particolarmente severo. Allievi ritiene che il team principal non sia ancora riuscito a comprendere fino in fondo la specificità dell’ambiente Ferrari né a introdurre il livello di disciplina considerato indispensabile per cambiare passo.

Il confronto indicato come modello è quello con Jean Todt. Allievi ha ricordato che l’ex dirigente poteva risultare scomodo a una parte della Gestione Sportiva, ma aveva imposto una struttura basata su ordine, ruoli definiti e rigore. A suo parere, questi elementi non sarebbero oggi altrettanto visibili nella squadra.


Perché i dirigenti hanno lasciato

Nel ricostruire l’alternarsi dei team principal, Allievi ha distinto situazioni differenti. Mattia Binotto avrebbe lasciato soprattutto a causa dei contrasti legati alla vicenda dei motori e ai rapporti con la direzione, mentre Stefano Domenicali sarebbe rimasto al comando per un periodo ormai lungo e non avrebbe più incontrato il favore di Luca Cordero di Montezemolo.

Un percorso diverso avrebbe riguardato Maurizio Arrivabene, la cui posizione, secondo la ricostruzione proposta, si era indebolita nei confronti dell’allora amministratore delegato Louis Camilleri. Non si tratterebbe quindi di un’unica causa comune, ma di una successione di vicende personali e organizzative che hanno accompagnato i cambi al vertice della Ferrari.

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