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Motori 2 min di lettura25 ott

Ferrari, il dilemma che pesa su Leclerc: gara o qualifica

Il degrado del retrotreno orienta il piano Pirelli, mentre Antonelli dovrà difendere la pole scegliendo con attenzione gomme e momento del pit stop.

Il compromesso scelto dalla Ferrari può trasformarsi in un problema sulla distanza. Secondo Dario Marrafuschi, responsabile di Pirelli Motorsport, una monoposto efficace in qualifica tende ad avere un avantreno molto preciso, ma in gara può pagare il maggiore stress sulle gomme posteriori.

Quando il retrotreno si surriscalda, infatti, la vettura perde aderenza e diventa più difficile da controllare. Per questo, ha spiegato Marrafuschi, un assetto pensato per il Gran Premio privilegia normalmente un comportamento più sottosterzante e quindi più tollerante agli errori rispetto a quello utilizzato per cercare il tempo sul giro.

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Il retrotreno decide il passo

La gestione degli pneumatici sarà particolarmente delicata nel terzo settore. «Il terzo settore, senza dubbio», ha indicato Marrafuschi, sottolineando come la sequenza delle curve 16, 17 e 18 arrivi dopo un precedente tratto molto impegnativo per le gomme posteriori.

Il punto decisivo sarà la trazione in uscita dalle curve lente, dove il calore accumulato può ridurre rapidamente la prestazione. La Ferrari era apparsa competitiva proprio nel settore conclusivo, ma in Q3 il calo delle temperature ha complicato il funzionamento degli pneumatici e contribuito alle difficoltà di Charles Leclerc.


Antonelli tra pole e trappole

George Russell e le Red Bull, insieme alle Ferrari, saranno gli avversari più vicini ad Antonelli al via in Texas. L’italiano scatterà dalla prima posizione, ma dovrà prima superare il momento della partenza e poi interpretare correttamente la fase dei cambi gomme.

Il piano indicato da Pirelli porta verso una sola sosta, con media e morbida come combinazione principale. I dati raccolti nei giorni precedenti hanno ridotto l’interesse per la doppia sosta: il clima più fresco dovrebbe contenere il degrado, limitare il surriscaldamento e rendere più semplice la gestione del retrotreno.

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Una sosta, ma tempi stretti

Il pit stop costa circa 21 secondi e rende poco conveniente fermarsi due volte. La gomma morbida garantisce più aderenza al via, ma non tutti i piloti hanno a disposizione un treno nuovo; in quel caso, la media potrebbe diventare la scelta più razionale per la partenza.

La finestra più probabile per il cambio si colloca tra il 20° e il 26° giro, in base alla mescola utilizzata inizialmente. Se una neutralizzazione arrivasse nelle prime tornate, la dura potrebbe invece permettere di completare la gara: il suo svantaggio rispetto alla media è stimato in 8-9 decimi, ma la sua maggiore durata ne aumenterebbe l’interesse strategico.


L’anticipo può cambiare tutto

Con sorpassi difficili in pista, anticipare la sosta potrebbe diventare una delle armi principali. Partendo con la media e passando alla morbida, il guadagno stimato sarebbe di circa 2,5 secondi; scegliendo la dura, il vantaggio scenderebbe a 1,5 secondi.

Marrafuschi ha comunque precisato che si tratta di valutazioni indicative, perché il calcolo non comprende pienamente il tempo necessario a portare le gomme nella corretta finestra di funzionamento. Per Antonelli, dunque, la posizione conquistata in qualifica dovrà essere difesa con una partenza efficace e con una sosta eseguita senza esitazioni.

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