F1 e MotoGP, gare nel Golfo tra guerra e assicurazioni
Qatar e Abu Dhabi confermati tra novembre e dicembre, ma squadre e piloti contestano i rischi per persone e materiali
F1 e MotoGP correranno tra novembre e dicembre in Qatar e ad Abu Dhabi, nonostante la guerra in Medio Oriente.
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Un piano alternativo già scelto
Per la Dakar 2027 è stata individuata una soluzione diversa: il rally si sposterà in Marocco, lontano dai bombardamenti houthi su Riyad. La decisione è stata presa con l’accordo delle parti e richiama quanto avvenne nel 2008, quando la gara venne cancellata per le minacce jihadiste in Africa.
Per i Gran Premi del Golfo, invece, non è prevista al momento una modifica del calendario. Le competizioni resteranno davanti a decine di migliaia di spettatori e a milioni di telespettatori, anche perché Qatar ed Emirati hanno investito decine di milioni di dollari per ogni gara e considerano questi appuntamenti strumenti di influenza internazionale.
Piloti e squadre chiedono garanzie
La scelta non è condivisa da tutto il paddock. Yamaha ha deciso di non inviare il proprio personale in Qatar, richiamando le norme interne sui viaggi, mentre Jack Miller ha riferito che 19 piloti su 22 sarebbero contrari alla trasferta.
Anche Max Verstappen aveva espresso perplessità già a settembre, sostenendo che non si dovrebbe andare a correre a poca distanza da una guerra. La preoccupazione riguarda i piloti, ma anche meccanici, famiglie, mezzi e attrezzature dal valore di milioni, trasferiti via mare o in aereo.
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Polizze e responsabilità
Gli assicuratori considerano ormai il conflitto un rischio stabile, non più un evento imprevedibile. Jean-François Rebut di Verspieren ha osservato che, in caso di missile su una tribuna, le normali coperture di responsabilità civile non sarebbero sufficienti.
Per questo le squadre stanno valutando assicurazioni individuali e protezioni specifiche per il materiale. FIA, FIM, Formula 1 e MotoGP hanno promesso “garanzie allargate”, che potrebbero intervenire se la chiusura dello spazio aereo o un divieto di viaggio rendessero impossibile la partenza.
Il calendario tra costi e rischio
La copertura economica, però, non opera in ogni circostanza. Se una squadra rinunciasse autonomamente al viaggio, senza un provvedimento ufficiale, potrebbe dover sostenere direttamente le conseguenze finanziarie.
Il Qatar e gli Emirati si trovano così davanti a una scelta delicata: cancellare le gare danneggerebbe gli investimenti e la strategia costruita attorno agli eventi, ma mantenerle espone persone e organizzazioni a un pericolo che gli assicuratori non considerano più eccezionale.
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