Emissioni auto, l’Italia vede una stangata da 4,4 miliardi: il paradosso
Il sistema europeo premia i produttori elettrici e mette sotto pressione i gruppi tradizionali, mentre il conto italiano supera quello di ogni altro Paese dell’Ue.
Il meccanismo europeo rischia di produrre un effetto opposto a quello immaginato: mentre le case automobilistiche del continente investono per ridurre le emissioni, la domanda di auto elettriche resta insufficiente e le sanzioni possono spostare miliardi verso produttori esterni all’Unione. Dataforce definisce il quadro paradossale e segnala un possibile trasferimento di valore dall’industria europea verso operatori extra-Ue.
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Tesla e i gruppi cinesi in vantaggio
A guidare la graduatoria dei costruttori con i maggiori crediti è Tesla. Le sue 345.000 immatricolazioni, tutte relative a vetture elettriche, le hanno permesso di accumulare un saldo positivo pari a 3 miliardi di euro.
Nelle prime cinque posizioni dei produttori virtuosi compaiono anche BYD, Geely, Leapmotor e Xpeng, tutti gruppi cinesi. Tra le aziende europee più esposte figurano invece i grandi costruttori, tra cui Volkswagen, Stellantis e Renault, chiamati a sostenere costi potenzialmente molto elevati per rispettare gli obiettivi ambientali.
Il conto europeo resta ancora incerto
Nel periodo considerato, il settore automobilistico dell’Unione ha registrato debiti complessivi per 14,4 miliardi di euro e crediti superiori a 13 miliardi. La differenza, poco oltre 1,3 miliardi, potrebbe però cambiare direzione nella proiezione a fine anno: secondo Dataforce, i crediti potrebbero arrivare a superare i debiti entro i 12 mesi successivi al calcolo definitivo.
La Francia occupa il primo posto tra i Paesi che hanno maturato crediti, con oltre 2,5 miliardi e una media di 83,9 grammi di CO2 per chilometro. Anche gli Stati del Nord Europa beneficiano della maggiore diffusione delle auto elettriche e presentano quindi valori medi più contenuti.
Italia prima per esposizione
Il dato più pesante riguarda l’Italia: sulla base delle sanzioni accumulate fino ad agosto 2026, il conto teorico arriverebbe a 4,4 miliardi di euro, il valore più alto nell’Unione europea. La media nazionale è di 111 grammi di CO2 per chilometro, cioè 17,4 grammi oltre il riferimento di 93,6 g/km.
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La Germania, pur avendo un mercato automobilistico più ampio, si fermerebbe a 2,5 miliardi grazie a una media di 99,1 g/km. La Polonia, invece, raggiunge 2,8 miliardi con appena 1 milione di immatricolazioni nei 20 mesi analizzati: il risultato dipende dai 123,3 g/km medi, quasi 30 grammi oltre il parametro. Spagna e Repubblica Ceca completano i primi cinque Paesi con il maggiore passivo.
Perché le multe possono cambiare
Il calcolo definitivo non viene effettuato indistintamente per Stato, ma per singolo costruttore. La penalità prevista è di 95 euro per ogni grammo eccedente, moltiplicati per il numero di veicoli venduti; per questo le cifre elaborate finora devono essere considerate soprattutto una stima.
I gruppi possono infatti ridurre o cancellare la propria esposizione acquistando crediti da produttori con emissioni molto basse, compresi quelli specializzati esclusivamente nelle auto elettriche. Questo sistema di compensazione può modificare sensibilmente il conto finale rispetto alla semplice fotografia dei dati nazionali.
Volkswagen guida la classifica negativa
Tra i costruttori, Volkswagen presenta il disavanzo più consistente: 2,75 miliardi di euro, nonostante uno scarto di soli 5,8 grammi rispetto al proprio obiettivo, fissato a 94,2 g/km. Il valore specifico cambia da un gruppo all’altro e rende il confronto diverso da quello basato soltanto sulla media nazionale.
Seguono Stellantis, con 101,3 g/km contro un limite di 96,2 e un debito di 1,36 miliardi, Mercedes-Benz, vicina a 1 miliardo con 101,9 g/km, Nissan, a 781 milioni con 119,1 g/km, e Mazda, a 422 milioni con 114,3 g/km. Dataforce osserva che la normativa ha spinto i produttori europei ad accelerare gli investimenti nell’elettrico più rapidamente di quanto il mercato riuscisse ad assorbire, con effetti anche sulla produzione, sull’occupazione e sui prezzi delle automobili.
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