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Motori 3 min di lettura4 ore fa

Ducati, la lezione di Pupulin: “Conta la competenza, non l’amicizia

Dalla tesi sulla 916 all’esordio improvviso con Xaus: Christian Pupulin ripercorre vent’anni in Ducati e descrive i piloti conosciuti nel paddock

La carriera di Christian Pupulin in Ducati è cominciata quasi per caso, ma dietro quell’opportunità c’era una scelta precisa: dedicare la propria tesi di laurea al telaio della 916, nonostante il progetto fosse stato inizialmente accolto con scarso interesse. Oggi, dopo esperienze anche in KTM, il tecnico è capotecnico di Luca Marini in HRC e può raccontare dall’interno diverse fasi della storia Ducati in MotoGP.

Pupulin ha lavorato con numerosi piloti, tra cui Stoner, Dovizioso, Capirossi, Hayden, Melandri, Miller, Checa e Xaus. Nell’intervista ha spiegato anche quali siano, secondo lui, le qualità indispensabili per costruire un rapporto efficace tra un pilota e il tecnico che deve trasformare le sue sensazioni in interventi concreti sulla moto.


La competenza viene prima del rapporto umano

Per Pupulin, la sintonia personale non basta a far funzionare una squadra. Il capotecnico deve possedere solide basi tecniche e saper interpretare ciò che il pilota riferisce, distinguendo una percezione iniziale dal problema effettivo da risolvere. Le lamentele sul grip, per esempio, tendono a ripetersi con qualunque marca: ogni pilota finisce per ritenere che siano gli avversari ad avere più trazione e una migliore accelerazione.

Il tecnico ha paragonato questa dinamica a quella di un gruppo musicale, in cui ogni componente chiede di sentirsi più forte nel monitor. Se tutti vengono accontentati, il risultato rischia di diventare soltanto confuso e inutilizzabile. La fiducia resta importante, ma deve poggiare sulla capacità di tradurre le indicazioni in modifiche reali alla moto.


Una tesi sulla 916 gli aprì le porte

Quando frequentava ingegneria, Pupulin non trovava corsi specificamente dedicati alle motociclette. Per questo decise di concentrare il lavoro finale sulla Ducati 916, chiedendo all’azienda disegni e dati sulla rigidezza del telaio. Dopo un primo rifiuto, riuscì comunque a ottenere il materiale grazie a un contatto personale e completò il progetto autonomamente.

Il documento finì sulla scrivania giusta e, circa una settimana più tardi, arrivò la convocazione per un colloquio. A incontrarlo fu Corrado Cecchinelli, allora direttore tecnico. L’appuntamento iniziò parlando di musica rock, per poi passare a esercizi su accelerazione e baricentro. Quando gli venne chiesto quale moto avrebbe scelto potendo acquistare qualsiasi modello, Pupulin indicò la Kawasaki ZX-12, non una Ducati.

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L’esordio arrivò senza preavviso

Dopo il colloquio, Cecchinelli lo richiamò con un’ironia piuttosto brusca: «Prima di tutto volevo dirti che tu di moto non capisci un cazzo». Subito dopo, però, gli comunicò la decisione di affidargli il ruolo di ingegnere di pista di Ruben Xaus nel Mondiale Superbike, invitandolo a partire direttamente per Valencia.

Era il 2000 o il 2001 e Pupulin aveva 28 anni. Da quel momento il suo percorso in Ducati si sviluppò per circa vent’anni, passando anche dal coordinamento tecnico del team. Tra il 2006 e il 2010 ricoprì infatti una doppia funzione: seguiva Loris Capirossi come ingegnere di pista e coordinava il lavoro tecnico per entrambi i piloti della squadra.


I piloti, una qualità per ciascuno

Nel ricordo di Pupulin, Xaus era particolarmente sensibile, Checa metodico nel ragionamento e Hayden animato da grande entusiasmo. Capirossi veniva descritto come generoso, mentre Miller si distingueva per il coraggio. Dovizioso, invece, aveva un approccio razionale: Pupulin lavorò con lui nel 2013, nel 2014 e nel 2015, con il ruolo di ingegnere capo.

Il giudizio su Melandri è legato soprattutto alla moto che si trovò a guidare, considerata estremamente difficile e afflitta da problemi importanti. Secondo Pupulin, Casey Stoner era l’unico ad aver sviluppato uno stile tanto particolare da riuscire a sfruttarla nonostante quei limiti. Marini, infine, viene definito «un ingegnere, praticamente», per la capacità di analizzare e comunicare il comportamento della moto.

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