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Diesel, stop allo sconto: il governo rinvia e guarda all’Ecofin

Il taglio fiscale sul gasolio è terminato, ma l’esecutivo non esclude un nuovo intervento mentre Giorgetti prepara il confronto europeo sull’inflazione

Il prezzo del gasolio ha ricominciato a salire dopo la fine dello sconto sulle accise, mentre il governo lascia aperta la possibilità di intervenire nuovamente. La decisione è legata anche all’andamento del petrolio e al confronto che si terrà giovedì e venerdì tra i ministri finanziari europei.

Maurizio Leo, viceministro dell’Economia, ha chiarito che sul dossier non è ancora stata presa una scelta definitiva: «Ci stiamo ragionando, non c’è una decisione, vediamo, ci stiamo lavorando».


Il pieno torna a costare di più

L’ultima misura agevolativa è scaduta alla mezzanotte di lunedì. Il provvedimento, varato dal governo il 16 settembre, aveva ridotto il beneficio sul diesel da 12,2 a 6,1 centesimi al litro, compresa l’Iva, coprendo il costo con riduzioni di spesa a carico dei ministeri. Alla scadenza non è seguito il meccanismo delle accise mobili, annunciato nei giorni precedenti da Giorgia Meloni e dal ministro delle Imprese Adolfo Urso.

Quella formula avrebbe utilizzato il maggior gettito Iva prodotto dall’aumento del greggio nel mese precedente. Nel frattempo, però, il Brent è sceso sotto quota 100 dollari al barile: un andamento che potrebbe aver spinto l’esecutivo a rimandare la decisione. Intanto il diesel in modalità fai da te è passato da 2,242 a 2,244 euro al litro nella media nazionale.

Eni ha mantenuto il limite introdotto il 28 settembre, ma lo ha adeguato alla fine dello sconto, portandolo da 2,19 a 2,25 euro al litro. Gli altri marchi, tra cui Ip, Q8 e Tamoil, potrebbero muoversi nella stessa direzione. La benzina, non coinvolta dall’ultimo intervento sulle accise, resta invece a 1,99 euro al litro.

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L’inflazione cerca spazio in Europa

Il tema sollevato da Giorgia Meloni nella lettera inviata la scorsa settimana a Ursula von der Leyen non compare formalmente nell’agenda dell’Eurogruppo e dell’Ecofin. Da Bruxelles è stato fatto sapere che le richieste italiane saranno valutate dal Consiglio dell’Unione europea, ma non necessariamente nelle riunioni imminenti. Nel programma figura invece un confronto sugli extraprofitti del settore energetico.

Il ministero dell’Economia sostiene tuttavia che Giancarlo Giorgetti porrà ai colleghi europei l’impatto dell’inflazione sui conti pubblici italiani. Secondo il dicastero, il dossier potrà essere affrontato all’interno di altri punti del confronto previsto in Lussemburgo, anche se non è stato inserito come voce autonoma dell’ordine del giorno.


Consumatori e opposizioni all’attacco

Le associazioni dei consumatori contestano la scelta di non prorogare l’agevolazione. L’Unione nazionale consumatori accusa l’esecutivo di aver interrotto la riduzione dei prezzi iniziata il 27 settembre, mentre il Codacons sottolinea che agli automobilisti restano soltanto le decisioni autonome delle compagnie petrolifere.

Secondo l’Adusbef, la fine del taglio fiscale comporta un aumento di 3,05 euro per un rifornimento di 50 litri di gasolio, con un vantaggio diretto per le entrate dello Stato. Anche i partiti di opposizione hanno criticato il governo: Angelo Bonelli, di Avs, ha sostenuto che Eni venga utilizzata per finalità propagandistiche; Luca Pirondini, del M5s, e Piero De Luca, del Pd, hanno contestato rispettivamente le priorità di spesa e la gestione della promessa sugli sconti.

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