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Motori 2 min di lettura1 ora fa

Diesel oltre 2,24 euro: finito lo sconto, cosa può cambiare ora

La cancellazione della riduzione sulle accise ha fatto salire il gasolio, mentre il Governo valuta una risposta e le compagnie rivedono i listini.

Il venir meno dell’agevolazione fiscale ha avuto un effetto immediato sui distributori: il gasolio in modalità self-service sulla rete ordinaria è arrivato a 2,244 euro al litro. Anche la benzina ha registrato un forte aumento, raggiungendo quota 2,043 euro.

Fino alla mezzanotte precedente era applicata una riduzione sulle accise del diesel pari a 6,1 centesimi, IVA compresa. Con la scadenza della misura, le compagnie petrolifere hanno aggiornato i propri prezzi e il costo del rifornimento è tornato a pesare con maggiore intensità su famiglie, imprese e lavoratori.


Il pieno diventa subito più caro

L’adeguamento fiscale ha spinto gli operatori a rivedere le proprie politiche commerciali. ENI, tra le società intervenute sui listini, ha innalzato il proprio tetto di prezzo, spiegando che il limite precedente era legato proprio alla presenza dello sconto sulle accise.

L’impatto non riguarda soltanto gli automobilisti. Le categorie che utilizzano quotidianamente i veicoli per lavorare, a partire dagli agenti di commercio, sono tornate a segnalare l’aumento delle spese operative e a manifestare il proprio malcontento per il caro carburante.


Il Governo studia l’accisa mobile

Adolfo Urso ha riferito che il ministero dell’Economia sta esaminando la possibilità di attivare l’accisa mobile. L’ipotesi consiste nell’impiegare l’eventuale maggiore gettito dell’IVA prodotto dai rincari per ridurre, in misura corrispondente, l’imposta fissa applicata a ogni litro.

Parallelamente, l’esecutivo punta a chiedere alle compagnie petrolifere di mantenere più a lungo eventuali iniziative di contenimento dei prezzi. Per ora, dunque, il possibile intervento pubblico e le scelte dei distributori rappresentano i due elementi da cui potrebbe dipendere l’evoluzione dei listini.

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Come funzionerebbe il meccanismo

L’accisa mobile è uno strumento previsto dall’ordinamento italiano, introdotto con la Finanziaria 2008 e modificato dal decreto Carburanti del 2023. Il suo obiettivo è attenuare l’effetto degli aumenti del petrolio sul prezzo pagato dai consumatori.

Quando il greggio rincara, cresce anche il valore industriale dei carburanti. Poiché l’IVA viene calcolata in percentuale sul prezzo finale, lo Stato incassa così una somma superiore alle previsioni: questo maggior introito potrebbe essere restituito riducendo l’accisa, che invece viene applicata come importo fisso per litro.


Petrolio e mercati aumentano l’incertezza

La pressione sui carburanti si inserisce in uno scenario internazionale instabile. Le tensioni geopolitiche nelle aree produttrici e l’andamento dell’offerta continuano a influenzare le quotazioni del greggio, che si collocano intorno a 100 euro al barile.

Le variazioni del petrolio si riflettono sui prodotti raffinati e rendono il prezzo alla pompa particolarmente sensibile anche alle decisioni fiscali nazionali. Il risultato è un aggravio che può alimentare l’inflazione e aumentare i costi di trasporto sostenuti da cittadini e imprese.

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