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Motori 4 min di lettura1 ott

Diesel, il tetto rischia di saltare? La variabile Trump

L’intesa con la Libia potrebbe aggiungere Tamoil alla rete calmierata, ma l’ipotesi di un blocco Usa alle esportazioni minaccia il gasolio europeo.

Il tetto volontario sui carburanti ha già coinvolto circa 7.700 distributori e potrebbe arrivare a quasi 9.300 con l’ingresso di Tamoil. Mentre i prezzi medi alla pompa arretrano, sul gasolio si apre però un’incognita internazionale: una possibile stretta statunitense sulle esportazioni rischia di riaccendere le quotazioni in Europa.

La misura è arrivata dopo una serie di interventi fiscali: dal taglio delle accise di marzo alla successiva proroga con aliquote diverse, fino alla riduzione dello sconto sul diesel decisa sabato 26 settembre. Poche ore più tardi Eni ha introdotto il proprio limite di prezzo, spingendo anche gli altri grandi operatori a muoversi.


Il diesel resta esposto alla crisi Usa

Donald Trump sta esaminando l’ipotesi di fermare per un periodo le vendite di gasolio americano verso l’estero. L’obiettivo sarebbe aumentare le scorte interne e contenere un prezzo salito a 6,53 dollari per gallone in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.

Tra i sostenitori dell’idea figura Chuck Grassley, senatore repubblicano dell’Iowa. Secondo quanto riportato dal Financial Times, il progetto incontrerebbe invece l’opposizione del segretario all’Energia Chris Wright, del titolare dell’Interno Doug Burgum, del ministro del Tesoro Scott Bessent e delle principali società petrolifere. Si è ipotizzata una sospensione di 90 giorni, ma la Casa Bianca ha chiarito che non esiste ancora un testo operativo.


L’Italia può esportare, ma pagare di più

La questione americana avrebbe effetti anche sul mercato europeo. Per la Commissione europea, gli Stati Uniti forniscono circa il 50% del diesel importato dall’Unione; l’Italia, grazie alla sua capacità di raffinazione, vende all’estero più gasolio di quanto ne acquisti.

Un calo dell’offerta nel continente potrebbe tuttavia spingere i compratori internazionali a offrire cifre maggiori per il prodotto italiano. Le quotazioni del diesel hanno già invertito la rotta dopo diversi giorni di ribassi, mostrando come il limite imposto ai prezzi finali non possa neutralizzare un eventuale aumento del costo della materia prima.


Il governo cerca l’intesa con Tripoli

L’estensione della rete calmierata dipende ora soprattutto da Tamoil. Palazzo Chigi sta lavorando con il governo libico per favorire l’adesione della compagnia, controllata dallo Stato della Libia e unica tra i quattro grandi distributori italiani a non avere ancora formalizzato una scelta sul price cap.

Le interlocuzioni vengono descritte come “molto ben avviate”, ma mancano ancora indicazioni su tempi, valori e modello applicativo. Per ora l’unico segnale attribuito a Tamoil è una diminuzione di un centesimo al litro sui prezzi consigliati del diesel: un indizio, non ancora la conferma dell’ingresso nel sistema.

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Quanti distributori sono coinvolti

Il primo passo è stato quello di Eni, che dal 28 settembre ha fissato un limite di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro per il gasolio, sia al self service sia al servito. La durata iniziale è di 30 giorni, con possibilità di estensione fino alla fine del 2026 in funzione del mercato e degli approvvigionamenti.

IP, società controllata da Socar, ha applicato il meccanismo in modo graduale: al 30 settembre risultavano interessati 850 dei suoi 3.467 impianti. Q8 è partita il 1° ottobre con un periodo di 30 giorni e un sistema modulare; nelle prime rilevazioni i prezzi medi si aggiravano su 1,994 euro per la benzina e 2,194 per il diesel.


Prezzi giù, ma con forti differenze

I dati dell’Osservatorio prezzi del Mimit indicavano giovedì 1° ottobre una media nazionale di 2,084 euro al litro per la benzina in modalità self sulla rete stradale, con una flessione di 27 millesimi in 24 ore. Il gasolio era a 2,285 euro, dopo un calo giornaliero di 31 millesimi. Rispetto al sabato precedente, le riduzioni raggiungevano rispettivamente 7,5 e 9,2 centesimi.

La media, però, riunisce stazioni che praticano lo sconto e impianti rimasti fuori dall’iniziativa. Per questo il divario tra un punto vendita e l’altro si è ampliato: verificare il prezzo prima del rifornimento diventa particolarmente importante. Per i motociclisti, che utilizzano soprattutto benzina, il riferimento più frequente è il limite di 1,99 euro al litro.


Le pompe bianche contestano il meccanismo

La pressione sui distributori indipendenti è legata anche al loro modello di approvvigionamento. Le cosiddette pompe bianche acquistano infatti il prodotto all’ingrosso dai grandi gruppi, che con Eni, IP e Q8 rappresentano circa il 55% del mercato italiano. Se queste compagnie aumentano le vendite dirette, la disponibilità per gli operatori più piccoli può ridursi, mentre i costi di acquisto salgono e i margini si comprimono.

Fegica e Faib-Confesercenti hanno quindi portato in Senato una proposta diversa: un limite stabilito dallo Stato, sul modello di quanto avviene in Belgio e Lussemburgo. Secondo le organizzazioni dei gestori, affidare il prezzo massimo a un grande operatore privato produce squilibri. Gilberto Pichetto Fratin ha richiamato la responsabilità dell’intera filiera, a partire dai produttori; resta inoltre escluso il rifornimento destinato ad autotrasporto, agricoltura e pesca, perché lo sconto riguarda soltanto la rete aperta al pubblico.

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