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Motori 3 min di lettura53 min fa

Diagnosi auto, arriva EDIC: cosa cambia per le officine indipendenti

Il nuovo sistema europeo introduce tre livelli di identificazione per l’accesso alla diagnostica, senza eliminare SERMI per le operazioni più delicate

Per le officine indipendenti la novità più importante è la possibilità di accedere alla diagnostica del veicolo senza dover applicare automaticamente i requisiti previsti per gli interventi più sensibili. Il livello di certificazione dipenderà infatti dall’operazione da svolgere e non soltanto dalla presenza di sistemi di sicurezza avanzati a bordo dell’auto.


Tre livelli per calibrare l’accesso

Il Certificato EDIC nasce per conciliare due esigenze: garantire agli operatori indipendenti l’accesso alle informazioni necessarie per manutenzione e riparazione, tutelando allo stesso tempo i veicoli connessi da intrusioni o utilizzi non autorizzati. Il modello si basa su una sicurezza progressiva, proporzionata al rischio dell’attività richiesta.

Il livello 0 identifica l’azienda o l’officina, indicata come operatore indipendente. Il livello 1 associa invece l’accesso al singolo tecnico, cioè al dipendente dell’operatore indipendente, e comprende anche il livello precedente. In questa fascia rientrano attività come gli aggiornamenti del software, la codifica dei componenti e altri interventi per i quali è importante sapere quale persona abbia eseguito il lavoro.


EDIC e SERMI lavoreranno insieme

Il livello 2 corrisponde al possesso di un certificato SERMI e rappresenta il grado di garanzia più elevato. È destinato alle operazioni legate alla sicurezza del veicolo, tra cui il ripristino dell’immobilizzatore e la codifica delle chiavi, già disciplinate dall’appendice 3 dell’allegato X. Anche questo livello è cumulativo: chi dispone dell’autorizzazione più alta può operare su tutti e tre i livelli.

EDIC e SERMI, quindi, non sono sistemi alternativi. Il primo offre un quadro comune per un insieme più ampio di funzioni diagnostiche accessibili tramite la presa OBD; il secondo resta il riferimento per gli interventi ad alto rischio e richiede specifiche verifiche e ispezioni. La diagnostica ordinaria non diventa perciò automaticamente soggetta a SERMI solo perché il veicolo utilizza un collegamento protetto.

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La base normativa europea

Il diritto degli operatori indipendenti a ottenere informazioni OBD e dati per riparazione e manutenzione deriva dal Regolamento (UE) 2018/858. La norma prevede che l’accesso sia senza restrizioni, standardizzato e non discriminatorio, così da evitare che le officine esterne alla rete ufficiale siano escluse dalle attività di diagnosi e riparazione.

L’aumento dei rischi informatici ha però sollevato dubbi sulle condizioni che i costruttori possono imporre per proteggere i sistemi del veicolo. La questione è diventata più complessa dopo la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea nella causa C-296/22, conosciuta come caso Carglass, che aveva lasciato incertezza sull’estensione delle misure di sicurezza ammissibili.


Cosa introduce il nuovo regolamento

A definire il nuovo quadro è il Regolamento delegato (UE) 2026/699 della Commissione, adottato il 23 marzo 2026 ed entrato in vigore il 23 giugno 2026. Il provvedimento modifica l’allegato X del Regolamento 2018/858 e aggiunge l’appendice 4, dedicata alle condizioni per l’impiego di certificati e token nella protezione dell’accesso alle informazioni OBD.

L’obiettivo è creare una procedura uniforme in tutta l’Unione europea. Il certificato deve indicare chi sta effettuando l’accesso, per quale organizzazione opera e quale grado di autorizzazione possiede, evitando alle officine indipendenti di dover gestire sistemi di autenticazione differenti con ogni costruttore. In questo modo, l’identificazione dell’azienda o del tecnico viene collegata al livello di intervento effettivamente necessario.

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