8.000Lettori online ora
Motori 3 min di lettura2 ore fa

Dati dell’auto connessa, il monopolio dei costruttori è davvero finito

Il Data Act apre agli utenti e agli operatori indipendenti l’accesso ai dati dei veicoli, ma la partita competitiva si sposta sulla capacità di analizzarli e trasformarli in servizi.

La vera domanda non è più soltanto chi possa vedere i dati prodotti da un’automobile connessa, ma chi sia in grado di interpretarli meglio. Il Data Act europeo ha modificato gli equilibri tra costruttori, automobilisti e operatori indipendenti, senza però cancellare il vantaggio tecnologico accumulato dagli OEM.

La normativa impone infatti nuove regole per l’accesso alle informazioni generate dai veicoli, considerate sempre più decisive per manutenzione predittiva, gestione delle flotte, assicurazioni personalizzate e sviluppo di servizi digitali. Resta tuttavia aperto il tema del valore aggiunto creato dagli algoritmi e dalle piattaforme capaci di trasformare il dato grezzo in decisioni operative.


La partita si gioca oltre l’accesso

Per anni i costruttori hanno mantenuto una posizione dominante non grazie a un diritto di proprietà formalmente riconosciuto sui dati, ma perché controllavano l’intera catena tecnologica. I flussi venivano prodotti dai veicoli, raccolti attraverso sistemi telematici proprietari e gestiti all’interno di ambienti digitali difficilmente accessibili dall’esterno.

Officine, fornitori di ricambi, società di gestione delle flotte, assicurazioni e piattaforme di mobilità disponevano quindi soltanto di una parte delle informazioni. L’accesso alla presa diagnostica e ai dati tecnici previsti dal Regolamento (UE) 2018/858 non garantiva una disponibilità equivalente rispetto ai flussi generati in tempo reale dall’auto connessa.

È in questo scenario che il Regolamento (UE) 2023/2854, conosciuto come Data Act, ha introdotto un nuovo quadro europeo, applicabile dal settembre 2025. L’obiettivo è ridurre gli squilibri informativi e permettere all’utente di indirizzare i dati verso soggetti terzi scelti autonomamente.


Il Data Act non assegna la proprietà

La riforma non trasferisce la titolarità del dato all’automobilista e non attribuisce agli operatori indipendenti un diritto di proprietà sulle informazioni. Il legislatore europeo ha scelto una strada diversa: stabilire facoltà di accesso e utilizzo, obblighi di condivisione e limiti alla possibilità di riservare al costruttore ogni vantaggio economico.

Il dato prodotto durante l’impiego del veicolo nasce dall’interazione tra il fabbricante e l’utilizzatore. Per questo il costruttore continua a gestire materialmente l’architettura tecnica, ma non può più considerarsi l’unico soggetto autorizzato a decidere come impiegare commercialmente quelle informazioni.

La conseguenza più rilevante riguarda il potere di scelta dell’utente. Prima della nuova disciplina, la condivisione dipendeva in larga misura dalla decisione dell’OEM; oggi un eventuale diniego deve trovare una giustificazione all’interno delle regole stabilite dall’Unione europea.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Il vantaggio passa agli algoritmi

L’apertura normativa, però, non coincide con la disponibilità indiscriminata di ogni informazione presente nel veicolo. Il regolamento distingue tra i dati generati dall’uso del prodotto e gli elementi ulteriormente elaborati attraverso sistemi, software e strumenti di analisi. È una separazione decisiva, perché l’accesso al flusso informativo non equivale automaticamente alla capacità di sfruttarlo.

Nel settore automobilistico, il valore può dipendere dalla lettura combinata di parametri di funzionamento, usura dei componenti, anomalie, consumi, modalità di guida, posizione del mezzo, interazioni con i sistemi di assistenza e interventi di manutenzione. La disponibilità del dato costituisce quindi soltanto il primo passaggio di una catena più ampia.

La capacità di classificare le informazioni, individuare schemi ricorrenti e produrre indicazioni utili può restare un fattore competitivo determinante. Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, il vantaggio non risiede necessariamente nell’esclusiva sul dato, ma nella qualità degli strumenti con cui quel dato viene trasformato in previsioni, servizi e decisioni.


Un nuovo equilibrio nel post-vendita

Il tema è stato analizzato dal professor Enrico Al Mureden, ordinario di Diritto civile all’Università di Bologna, nell’ambito del 6° Aftermarket Report di SICURAUTO.it, dedicato alle opportunità, ai vincoli e alle nuove specializzazioni del post-vendita europeo.

L’analisi prende in esame proprio l’effetto del Data Act sui rapporti tra produttori e operatori indipendenti. La norma riduce il controllo esclusivo esercitato dagli OEM sull’accesso alle informazioni, ma non elimina la necessità di disporre di infrastrutture, competenze giuridiche e strumenti tecnologici adeguati.

Per officine, assicurazioni, gestori di flotte e fornitori di servizi si apre dunque una possibilità concreta di competere su basi più equilibrate. La sfida successiva sarà costruire applicazioni capaci di utilizzare quei flussi in modo affidabile, sicuro e utile per l’automobilista.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere