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Codice della strada, Rime chiede di fermare la riforma

Le 42 associazioni contestano attraversamenti, sorpassi ai ciclisti, limiti urbani e minori poteri per i Comuni

La rete Rime ha chiesto alla Camera di interrompere l’iter della riforma del Codice della strada.

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I poteri dei Comuni

Marco Granelli, assessore alle Opere pubbliche del Comune di Milano e componente del tavolo dell’Anci, ha criticato la riduzione degli strumenti a disposizione degli enti locali: «Non si può chiedere ai Comuni di garantire la sicurezza delle persone e contemporaneamente togliere loro gli strumenti per farlo».

La rete contesta in particolare i limiti all’autonomia municipale sulle decisioni relative alla circolazione e alle ZTL. Tra le richieste figura anche un adeguato finanziamento, attraverso la legge di bilancio, per il trasporto pubblico locale e per il piano nazionale dedicato alla mobilità ciclistica.


Velocità e sicurezza stradale

Rime propone di fissare a 30 km/h il limite ordinario sulle strade urbane e giudica eccessivi i nuovi vincoli burocratici imposti ai Comuni che intendono adottarlo. Le associazioni criticano inoltre l’attenuazione delle sanzioni per chi supera i limiti in città.

Stefano Guarnieri, presidente della Fondazione Lorenzo Guarnieri, ha sintetizzato la posizione del gruppo con queste parole: «Ogni morte sulla strada è una sconfitta della prevenzione, non una fatalità inevitabile». La rete chiede anche di rendere inderogabile la distanza di 1,5 metri durante il sorpasso di una bicicletta, senza legarla alla formula “ove possibile”.

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Le contestazioni alla riforma

Il provvedimento discusso dalle associazioni è lo schema di decreto legislativo varato dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre e ora sottoposto alle commissioni parlamentari. Alla Camera, 42 organizzazioni hanno chiesto al Governo di sospendere il percorso parlamentare e di riaprire il confronto sul testo.

Tra i firmatari delle osservazioni ci sono il Movimento Diritti dei Pedoni, la FIAB e la Fondazione Lorenzo Guarnieri. Francesca Chiodi, presidente del Movimento Diritti dei Pedoni e portavoce di Rime, ha affermato: «Stiamo riscrivendo le regole della mobilità italiana partendo dalla domanda sbagliata: come far circolare i veicoli, anziché come far muovere le persone».

Le associazioni ritengono che l’impianto della riforma privilegi la circolazione di automobili e merci rispetto alla protezione della salute, dell’ambiente e dell’incolumità delle persone. Nel mirino è finita anche la norma sugli attraversamenti pedonali, che chiederebbe a chi si trova sulle strisce di verificare, prima di procedere, di avere attirato l’attenzione del conducente.

Secondo Rime, questa previsione renderebbe più difficile l’esercizio del diritto di attraversare per bambini, anziani e persone con disabilità. La rete chiede infine di rivedere anche il termine per la notifica dei verbali, che verrebbe ridotto a 45 giorni.

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