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Cassino, ottobre quasi a vuoto: il nodo Stellantis torna il 10 dicembre

Lo stabilimento laziale ha lavorato appena tre giorni nel mese e il calo produttivo pesa anche sull’indotto, mentre il gruppo attende nuove certezze industriali.

Per lo stabilimento Stellantis di Cassino il problema non è più soltanto una fase di rallentamento: a ottobre le linee principali sono rimaste operative appena l’1, il 2 e il 5. Il nuovo stop programmato dal 26 al 30 ottobre coinvolgerà lastratura, verniciatura e montaggio, lasciando attivi soprattutto i reparti presse e plastica, impegnati anche per Atessa.

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Il 10 dicembre può chiarire il futuro

Le prossime indicazioni potrebbero arrivare il 10 dicembre, quando a Modena è previsto il Maserati Day. La data è stata indicata dal presidente della Regione Lazio Francesco Rocca dopo il confronto del 20 ottobre a Torino con Emanuele Cappellano, responsabile delle attività europee di Stellantis, e Santo Ficili, amministratore delegato di Maserati e Alfa Romeo.

Dall’incontro sono emerse rassicurazioni, ma non ancora un piano industriale dettagliato. Giulia e Stelvio dovrebbero continuare a essere assemblate fino alla fine del 2027 come serie speciale, in attesa della nuova Grecale. Mancano invece conferme sui due futuri modelli Maserati di segmento E e indicazioni precise sulle Alfa Romeo di segmento D.


Produzione crollata mentre l’Italia recupera

Nei primi nove mesi del 2026 Cassino ha realizzato 8.897 automobili, con una riduzione del 37,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato comprende 5.227 Alfa Romeo Giulia e Stelvio e 3.670 Maserati Grecale, costruite nell’arco di appena 56 giornate lavorative.

Nello stesso periodo la produzione italiana di Stellantis è aumentata del 28,3%. La crescita resta distante dai livelli considerati ottimali, ma interessa quasi tutti gli impianti nazionali del gruppo, mentre Cassino rappresenta l’eccezione. Per l’intero 2026 la stima è di circa 12.000 veicoli, dopo un 2025 concluso con meno di 20.000 unità. I contratti di solidarietà coinvolgono già oltre 500 dei circa 2.120 lavoratori dello stabilimento.

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La crisi arriva alla filiera

Gli effetti della contrazione produttiva si fanno sentire anche tra le imprese che forniscono componenti e servizi alla fabbrica. La riduzione degli ordini e le lunghe sospensioni rendono difficile sostenere strutture dimensionate per volumi molto più elevati.

Alla Tiberina, che occupa 105 persone, il contratto di solidarietà è stato esteso dal 1° novembre 2026 al 30 giugno 2027. L’azienda, che aveva destinato circa 22 milioni di euro al progetto delle nuove Giulia e Stelvio elettriche, non vede al momento nuove commesse all’orizzonte: quei modelli, infatti, non sono mai entrati in produzione. Denso Thermal Systems ha invece informato i sindacati della volontà di chiudere il sito presente nel complesso industriale di Cassino.


Tempi stretti per una svolta

Il fattore tempo rende ancora più delicata l’attesa. Secondo le stime della Fim-Cisl, tra l’annuncio di un nuovo programma e l’avvio della produzione possono trascorrere dai 18 ai 24 mesi.

Per un impianto che a ottobre lavora soltanto tre giorni, un orizzonte così lungo aumenta l’incertezza per dipendenti, fornitori e territorio. Le indicazioni attese a dicembre dovranno quindi essere accompagnate da assegnazioni concrete e da scadenze definite, non soltanto da rassicurazioni generali.

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