Carburanti, Eni congela i prezzi: il tetto resta fino al 2026
Benzina a 1,99 euro e diesel a 2,25: la compagnia prolunga il limite sulla rete Enilive, mentre i consumatori chiedono un intervento pubblico.
L’estensione del tetto sui carburanti incassa il consenso delle associazioni dei consumatori, ma riapre il confronto sulle responsabilità del Governo. Eni ha infatti deciso di mantenere la misura fino al 31 dicembre 2026, lasciando invariati per ora i massimali di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,25 euro per il diesel.
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I consumatori chiedono una risposta pubblica
Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ha accolto positivamente la scelta della compagnia, mettendo però in guardia dal rischio che l’iniziativa privata finisca per sostituire le decisioni delle istituzioni. “Bene che Eni prosegua con il price cap fino a fine anno, ma non deve diventare un alibi per il Governo per lavarsene le mani come Ponzio Pilato”, ha affermato.
Secondo Dona, l’esecutivo non dovrebbe utilizzare la proroga come giustificazione per non intervenire sul costo dei carburanti. Il riferimento è agli impegni sul meccanismo delle accise mobili, annunciati il 16 settembre in conferenza stampa e giudicati già insufficienti dall’associazione.
Per Eni conta anche il ruolo sociale
Francesco Gattei, responsabile della transizione e delle finanze di Eni, ha presentato il provvedimento come parte di una strategia orientata alla sostenibilità nel lungo periodo. A suo giudizio, un’azienda che opera in un settore essenziale come quello dell’energia deve tenere conto delle difficoltà concrete affrontate dai clienti e non limitarsi a perseguire il risultato economico.
Il limite, ha spiegato Gattei agli analisti, sarà sottoposto a verifiche periodiche. In base alle condizioni osservate finora, l’impatto sui conti potrebbe raggiungere alcune centinaia di milioni di euro in un trimestre, qualora il quadro di mercato restasse simile a quello attuale.
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Il tetto resta legato al mercato
La proroga arriva in un contesto segnato da tensioni geopolitiche persistenti e problemi nell’approvvigionamento degli idrocarburi. La riduzione dell’offerta e la minore capacità di raffinazione presente in Europa hanno contribuito a mantenere elevata la pressione sui listini.
Eni aveva lanciato l’iniziativa il 28 settembre sulla rete Enilive, dopo l’annuncio del 25 settembre. Il risparmio indicato al momento dell’avvio era di circa 7 centesimi al litro rispetto al valore medio praticato alla pompa; la scelta ha inoltre spinto altri grandi operatori a muoversi nella stessa direzione, pur senza indicare sempre massimali altrettanto espliciti.
Descalzi: scorte esaurite in 900 stazioni
Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, ha chiarito che il livello dei due limiti non è necessariamente definitivo. La società continuerà a osservare prezzi, andamento delle forniture e disponibilità della propria rete logistica per decidere se aggiornare le soglie durante il periodo di validità.
Nel corso della presentazione dei risultati del terzo trimestre, Descalzi ha anche descritto l’effetto della domanda generata dall’iniziativa: “Abbiamo avuto più di 900 stazioni di servizi con scorte esaurite perché non avevano più prodotti, anche se le rifornivamo due volte al giorno”. Il manager ha ricordato che il prezzo finale non dipende soltanto dall’andamento del petrolio, ma da una combinazione di fattori che comprende anche distribuzione e disponibilità del prodotto.
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