Auto elettriche, il Giappone alza la voce con Bruxelles
Tokyo teme una penalizzazione per i propri veicoli nel nuovo sistema di incentivi europeo ancora in discussione
Nei primi cinque mesi del 2026 le esportazioni automobilistiche giapponesi hanno raggiunto 1,51 milioni di unità, mantenendosi stabili rispetto allo stesso periodo precedente. Le vendite dirette verso l’Unione europea, invece, hanno registrato un aumento.
Il peso del Giappone nel mercato comunitario resta significativo: nel 2022 il Paese rappresentava circa l’11% del valore complessivo delle importazioni europee di automobili, secondo Acea.
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Tokyo chiede parità per i produttori
Alla luce di questi numeri, il governo giapponese ha fatto sapere di voler ottenere da Bruxelles condizioni uguali per le vetture elettriche costruite in Giappone. Minoru Kihara, capo di gabinetto, ha spiegato che le autorità hanno già comunicato all’Unione europea la propria preoccupazione.
Durante una conferenza stampa, Kihara ha affermato: «Per evitare penalizzazioni alle imprese giapponesi, abbiamo chiesto all’Ue di intervenire in modo adeguato: i prodotti del Giappone devono ricevere lo stesso trattamento di quelli fabbricati nell’Unione». Il portavoce ha inoltre precisato che Tokyo «continuerà a seguire con attenzione l’evoluzione della situazione e adotterà le misure necessarie».
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L’intesa franco-tedesca divide il mercato
La reazione giapponese arriva dopo l’accordo annunciato venerdì da Francia e Germania. La posizione comune prevede di non ammettere i veicoli prodotti in Giappone al meccanismo di sostegno economico previsto dalla normativa europea attualmente all’esame.
L’obiettivo dichiarato dell’intesa è proteggere il comparto automobilistico dell’Unione. La stessa esclusione riguarderebbe anche le auto elettriche fabbricate in Corea del Sud e Turchia, mentre per il Regno Unito sarebbe previsto un accesso agevolato ma subordinato a determinate condizioni.
Il sistema di incentivi non è ancora definitivo e resta al centro del confronto tra gli Stati membri. Proprio per questo Tokyo ha scelto di sollecitare un intervento prima che le regole vengano formalizzate.
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Le esportazioni nipponiche verso l’Europa restano solide, ma il possibile stop agli incentivi comunitari spinge Tokyo a chiedere parità di trattamento.
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