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Motori 2 min di lettura1 ora fa

Austin, i dossi fanno paura: Verstappen lancia l’allarme

Il pilota Red Bull denuncia carichi verticali oltre i 9G e chiede di intervenire sulle fondamenta del circuito, non solo sull’asfalto.

Il problema di Austin non riguarda più soltanto la qualità dello spettacolo in pista. Dopo il Gran Premio del 2025, Max Verstappen ha collegato le irregolarità del tracciato a conseguenze fisiche concrete, raccontando di aver riscontrato condizioni preoccupanti nella parte bassa della schiena.

L’olandese ritiene che le vetture attuali rendano la situazione ancora più delicata. Per questo chiede una soluzione definitiva alle asperità del Circuit of the Americas, anche se il presidente dell’impianto avverte che la natura del terreno rende molto complicato risolvere il problema in tempi brevi.

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La schiena accende l’allarme

Secondo Verstappen, nelle zone più sconnesse il corpo dei piloti deve sopportare sollecitazioni particolarmente intense. Il riferimento principale è alle curve 1 e 19, entrambe collocate in prossimità di frenate impegnative e di tratti a bassa velocità.

Il campione ha spiegato che, durante la gara dello scorso anno, alcune accelerazioni verticali hanno superato i 9G. «Dai controlli che ho fatto alla colonna vertebrale, posso dire che la parte bassa non è messa molto bene», ha detto, sottolineando che l’effetto degli ultimi anni potrebbe produrre conseguenze ancora più serie se le condizioni non cambieranno.

Le monoposto del 2022-25 erano già rigide e molto basse, soprattutto sui rettilinei. Le Formula 1 2026, secondo la sua analisi, arrivano a ridurre ulteriormente l’altezza da terra in curva e possono colpire l’asfalto con maggiore durezza durante le staccate, quando le ali si chiudono.


Non basta rifare l’asfalto

Negli anni il COTA ha già effettuato diversi lavori di riasfaltatura, ma Verstappen considera questi interventi insufficienti. A suo giudizio, il difetto nasce sotto il manto stradale: limitarsi a coprire i punti più danneggiati equivale soltanto a rinviare il problema.

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«Le asperità che abbiamo sono inaccettabili», ha affermato il pilota, pur definendo Austin una delle piste più belle e apprezzate in assoluto. La sua proposta è molto più radicale: bisognerebbe smontare ampie parti del tracciato e consolidare il sottofondo, con un intervento oneroso e destinato a richiedere molto tempo.

La spiegazione legata all’instabilità del terreno, secondo Verstappen, non può bastare. Proprio perché le caratteristiche geologiche erano note, sostiene, il circuito avrebbe dovuto essere progettato con fondamenta più solide fin dall’inizio.


Il presidente ammette il punto critico

Bobby Epstein, presidente del COTA, ha difeso gli interventi realizzati finora, ricordando i giudizi positivi ricevuti dai piloti del WEC dopo la gara disputata quest’anno. Secondo Epstein, il tracciato nel complesso si presenta in condizioni molto buone.

Il dirigente ha però riconosciuto l’esistenza di una criticità precisa alla staccata della curva 1. L’avvallamento è stato definito dallo stesso Epstein «inaccettabile», ma la sua origine sarebbe direttamente legata alle caratteristiche del terreno, che rendono difficile una correzione immediata.

La distanza tra le due posizioni resta quindi evidente: Verstappen invoca un intervento strutturale per proteggere la schiena dei piloti, mentre il circuito deve fare i conti con costi, tempi e difficoltà tecniche di una revisione profonda del tracciato.

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