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Motori 2 min di lettura1 ora fa

Augusto Brettoni, il pilota che visse l’alluvione di Firenze

Il tecnico toscano aiutò dopo la piena del 1966 e contribuì allo sviluppo della Laverda 750 da competizione

Augusto Brettoni fu tra coloro che prestarono aiuto a Firenze dopo la piena dell’Arno del 4 novembre 1966. Aveva già maturato esperienza nel motociclismo e sarebbe diventato uno dei protagonisti dello sviluppo delle moto Laverda.

Il racconto ripercorre quei giorni drammatici, costati la vita a 35 persone, e ricostruisce attraverso la memoria di Brettoni l’evoluzione delle corse motociclistiche italiane tra gli anni Sessanta e il decennio successivo.

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L’aiuto dopo la piena

Brettoni, originario di Barberino Val d’Elsa, si trovò a partecipare ai soccorsi insieme a Nico, che all’epoca aveva 18 anni. L’alluvione colpì duramente Firenze e lasciò un segno profondo nella città e in chi arrivò per dare una mano.

Quella vicenda rappresenta il punto di partenza del racconto dedicato al pilota e tecnico toscano. Dalla tragedia si passa ai ricordi personali e alla vita di provincia, quando le prime esperienze sulle due ruote nascevano spesso durante le gimkane organizzate nei paesi.


Dalle gare locali alla Laverda

Brettoni iniziò con la regolarità praticata in modo informale, prima di affrontare le gare in salita e poi le competizioni in circuito. Le motociclette disponibili erano quelle che capitavano, in un periodo nel quale il motociclismo italiano stava ancora costruendo la propria identità sportiva.

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Nell’officina fondata dal padre negli anni Trenta transitavano già le moto inglesi. Brettoni lavorò sempre nella stessa attività e assistette al passaggio dalle Norton alle grandi motociclette italiane, seguendo da vicino la trasformazione tecnica del settore.


Il lavoro sulla Laverda 750

Il suo nome è legato soprattutto a Moto Laverda, di cui divenne una figura di riferimento. Brettoni partecipò allo sviluppo della Laverda 750, modello destinato anche alle competizioni di durata.

Con quella moto arrivò a ottenere vittorie nelle 24 Ore, portando in gara il lavoro svolto in officina e l’esperienza accumulata tra strada, salita e circuito. La sua storia riunisce così la dimensione artigianale della preparazione e quella agonistica delle corse.

Il percorso raccontato parte dall’emergenza fiorentina e arriva ai personaggi, alle moto e alle gare che prepararono la stagione del motociclismo italiano degli anni Settanta.

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