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Motori 4 min di lettura1 ora fa

Antonelli sorprende Verstappen: Ferrari paga il prezzo dei rettilinei

La Mercedes sfrutta il calo delle temperature e conquista la pole con Kimi, mentre Leclerc e Hamilton restano fuori dalla prima fila nonostante una Ferrari competitiva in curva.

Il calo delle temperature ha cambiato gli equilibri proprio nel momento decisivo. Max Verstappen, apparso a lungo come il principale candidato alla pole, non è riuscito a trasformare la competitività della Red Bull nel risultato atteso, mentre Mercedes e Ferrari hanno pagato in modo opposto la variazione delle condizioni dell’asfalto.

La SF-26 ha chiuso con Charles Leclerc quarto e Lewis Hamilton quinto. Per il monegasco il distacco dalla seconda posizione è stato di appena cinque centesimi, un margine che rende ancora più evidente quanto la Ferrari sia stata vicina alla prima fila nonostante una grave penalizzazione sui rettilinei.

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Antonelli esalta una Mercedes difficile

La pole di Kimi Antonelli nasce dalla capacità di adattarsi a una W17 tutt’altro che semplice da guidare. La monoposto perdeva efficacia nel terzo settore, dove il retrotreno tendeva a surriscaldare gli pneumatici e i sovrasterzi finivano per aggravare ulteriormente il problema.

Mercedes aveva cercato di alleggerire il carico sul posteriore per trovare un compromesso più efficace, ma la forte trazione garantita dalla propria unità motrice sottoponeva comunque le gomme a sollecitazioni molto elevate. Il pilota italiano ha così dovuto intervenire soprattutto con il proprio stile di guida, lavorando durante la sessione per arrivare all’ultima parte del giro con gli pneumatici ancora gestibili.


Il momento decisivo arriva in Q3

Quando la pista si è raffreddata, il comportamento della Mercedes è migliorato proprio nei punti in cui aveva sofferto maggiormente. Antonelli ha sfruttato quella finestra favorevole e ha ottenuto i migliori riscontri nei due tornanti, costruendo lì una parte decisiva del suo tempo.

Anche l’erogazione elettrica sul lungo rettilineo posteriore ha permesso alla W17 di valorizzare pienamente la potenza disponibile. Il risultato non è soltanto il miglior tempo, ma una prestazione maturata attraverso lettura delle condizioni, controllo degli pneumatici e assenza di sbavature: elementi che spiegano il valore della pole conquistata dall’italiano.


Ferrari veloce in curva, fragile sul dritto

Gli aggiornamenti portati a Austin hanno dato alla Ferrari un buon livello di aderenza. La SF-26 è apparsa precisa sia nelle curve lente sia in quelle veloci, riuscendo a mantenere le gomme nella finestra corretta per gran parte della sessione; fino alla Q2, Leclerc sembrava quindi in grado di compensare il limite della vettura sui tratti di allungo.

La scelta tecnica di Maranello ha però privilegiato il carico aerodinamico, lasciando emergere ancora di più il deficit di velocità massima legato anche alle caratteristiche dell’unità motrice. Nei rettilinei Leclerc ha accumulato circa quattro decimi di ritardo complessivi, con una differenza che ha raggiunto circa 12 km/h rispetto ai riferimenti migliori.

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Il raffreddamento penalizza la SF-26

La stessa variazione ambientale che ha favorito Antonelli ha complicato il lavoro della Ferrari. La vettura, concepita anche per proteggere le gomme in vista della gara, ha faticato a portarle rapidamente alla temperatura ideale quando l’asfalto si è raffreddato, riducendo il grip disponibile nel giro secco.

Leclerc ha perso così parte della precisione mostrata nelle fasi precedenti e ha sofferto soprattutto nel settore conclusivo. Il posteriore è arrivato alle ultime curve con temperature troppo elevate, segnale di un equilibrio termico deteriorato; il monegasco, comunque più convincente di Hamilton, non ha potuto esprimere tutto il potenziale della SF-26.


Red Bull ancora forte in velocità

La Red Bull resta particolarmente efficace nelle accelerazioni e sui rettilinei, grazie alla combinazione tra potenza e contenuta resistenza aerodinamica. La RB22 si comporta bene anche nelle curve veloci, mentre Verstappen riesce spesso a limitare le difficoltà nei tratti lenti con la propria capacità di estrarre prestazione dalla vettura.

Qualche limite rimane nella sequenza iniziale di curve, dove la monoposto austriaca non è sembrata incisiva quanto Mercedes e Ferrari. Nel complesso, tuttavia, il pacchetto tecnico era abbastanza competitivo da mettere Verstappen nella condizione di puntare alla prima posizione, obiettivo sfumato nel passaggio decisivo della Q3.


Una pole costruita sul dettaglio

Le qualifiche del Gran Premio degli Stati Uniti hanno quindi premiato Antonelli, capace di battere Verstappen al termine di una sessione molto equilibrata. Il pilota Mercedes ha trovato il giro migliore nel momento più importante, sfruttando l’evoluzione della pista e una gestione degli pneumatici superiore.

Ferrari può recriminare per la prima fila sfumata, ma il distacco minimo dalla seconda posizione conferma anche la bontà del lavoro svolto nelle curve. Con un limite di circa 12 km/h sui rettilinei, però, alla SF-26 serve una prestazione quasi perfetta: basta una piccola variazione nella temperatura delle gomme o un’imprecisione per rendere irrecuperabile il tempo perduto.

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